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Primo Piano – “Imporre l’invio delle autodichiarazioni sugli aiuti di Stato entro il 30 giugno 2022 è l’ennesima dimostrazione di una compliance a senso unica portata avanti dall’Agenzia delle Entrate. Quest’ennesima scadenza imposta dall’alto, in un periodo dell’anno già oberato di scadenze, è inaccettabile nel merito e nelle tempistiche. Ed è anche una mancanza di rispetto verso chi permette che la macchina fiscale continui a funzionare”. 

Lo scrive Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, in una lettera inviata al ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco e al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

“La perplessità riguarda soprattutto l’assurdo carico di lavoro che si sta addossando ai dottori commercialisti italiani. Basti pensare che soltanto a giugno le scadenze riguarderanno 4 adempimenti contabili; 124 versamenti; 8 comunicazioni; 7 dichiarazioni – evidenzia De Lise -. È un corto circuito burocratico e amministrativo in cui i professionisti continuano a barcamenarsi, mentre intorno a noi si parla di presunte semplificazioni”.

De Lise ricorda che “gli aiuti di Stato, nella quasi totalità dei casi, hanno già trovato allocazione nelle dichiarazioni fiscali dello scorso anno. Perché imporre più volte l’indicazione in momenti diversi? Sembra quasi che la Pa sia vittima della propria burocrazia. Inoltre, ricordo che l’Unione sul tema aveva già predisposto una richiesta di consulenza giuridica all’Agenzia, ancora in attesa di risposta”.

Il presidente dei giovani commercialisti spiega che “non è un vero aiuto di Stato quello che impone il triplicarsi o quadruplicarsi degli obblighi comunicativi, con relativo aumento dei costi. Chiediamo per questo di sopprimere l’ennesimo adempimento utile soltanto a creare maggiore confusione. Altrimenti, lanciamo una provocazione chiedendo che venga riconosciuto un credito d’imposta di importo fisso di almeno 100 euro ad invio, a favore dei soggetti che manderanno la comunicazione per soddisfare il nuovo adempimento: se il costo della burocrazia ricadesse sullo Stato e non sui cittadini e sui loro consulenti, forse si accelererebbe finalmente sulla semplificazione”.