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Dall’8 marzo in streaming su CHILI l’opera prima di Luca Guardabascio Credo in un solo Padre”, un film contro la violenza sulle donne, basato su fatti realmente accaduti.
“Credo in un solo Padre”, è la dolorosa invocazione che una donna ripete per respingere un’ulteriore prepotenza di un seviziatore.
E’ un grido di disperazione, contro la violenza sulle donne e i protagonisti vittime in questo film, che si aggira nei meandri di un ambiente logorato da un metodo patriarcale insensibile anche agli appelli dell’autentica religiosità. Ispirato ad una storia realmente accaduta e ad un libro feroce Senza far rumore scritto da Michele Ferruccio Tuozzo.
Ne parliamo con il regista Luca Gaudabascio.
– Questo è il suo primo film che ha ottenuto la nazionalità Italiana, tocca un argomento molto delicato, la violenza sulle donne, ce ne può parlare?
– La storia ha inizio quando Gerardo (Giordano Petri), giovane padre di famiglia emigra in Austria per guadagnare più denaro così da permettere una vita più agiata alla moglie e ai due figli, la donna e i bambini restano a vivere nella fattoria del suocero. Questa assenza sarà l’inizio di un incubo che porterà Maria (Anna Marcello) prima e sua figlia poi a subire gli abusi e gli orrori dell’orco.
La loro vita è è punteggiata e sconvolta da crudi rituali di violenza domestica quotidiana, come la doppia violenza sessuale perpetrata da “Nonno Giuseppe”, (Massimo Bonetti), un sessantaquattrenne padre padrone, violento, dispotico e feroce, nei confronti della nuora prima, e della nipote, poco più che adolescente, poi, approfittando dell’assenza prolungata, per motivi di lavoro, del figlio Gerardo. La triste e squallida vicenda si consuma in un paese, di circa 1000 anime, dell’entroterra appenninico dove nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla, dove giorno dopo giorno, le vittime vivono la loro vita fra l’abbandono, il lavoro duro dei campi, i caratteri da macchietta, la preghiera, il timore per una natura minacciosa, il pettegolezzo e l’ignoranza. Una società in cui quasi tutti appaiono sconfitti.
Ma tutti sanno. E così diventano tutti complici di quello squallore, della schiavitù imposta alle vittime degli abusi. L’indifferenza è più forte della loro coscienza.
– Chi sono i protagonisti di questo film?
– Tra i tanti emergono delle donne “in gabbia”, come Ninetta che violentata dai fratelli sogna di poter fuggire. Donne e uomini ai margini della società, come il muto Ciriaco (Claudio Madia) e il vecchio, la fragile Ninetta (Luce Cardinale) abusata dai fratelli e il saggio Zio Domenico (Flavio Bucci), personaggi che sembrano richiamare ad una tradizione verista e ad una descrizione dei personaggi zolaniana, uomini e donne che cercano empatia, solidarietà e amore, ma che si scontrano con un muro di violenza e di omertà. Ed è proprio quest’ultimo elemento che, in modo prevalente, ha fatto sì che la doppia violenza di nonno Giuseppe potesse realizzarsi, svilupparsi e perdurare nel tempo, fino all’inevitabile tragedia che porterà in nuce un riscatto per un futuro in cui tutti dovremo essere più uniti e solidali. Pronti a denunciare!
– Dove è stato girato e in che periodo è ambientato il film?
– In una località tra Campania e Basilicata. Tanti anni fa le storie di violenza erano sommerse e, anche se oggi, l’attenzione mediatica appare avere maggiore risonanza, spesso questi episodi si consumano ancora in silenzio. Il film coprirà un periodo storico di circa 50 anni e un arco di tempo che va dal primissimo dopoguerra 1950 sino all’inizio del nuovo millennio. Il tempo del racconto però è un periodo sospeso permeato da profonda sofferenza in cui infine aleggia la speranza in un futuro migliore.
– C’è un cast ragguardevole, ci può dire i nomi?
– Devo citare per primo il grande Flavio Bucci, scomparso il 18 febbraio del 2020, poi chi ha prodotto il film l’Around Culture, produttori Stefano Misiani, Domenico Elia e Gigliola Pessolano, con Massimo Bonetti, Anna Marcello, Giordano Petri, Francesco Baccini (che ha realizzato anche la colonna sonora), Claudio Madia, Donatella Pompadour, Danilo Brugia, Anna Rita Del Piano, Maddalena Ischiale, Lucia Bendia, Roberto Ciufoli, Jonis Bascir, Luce Cardinale, Cloris Brosca, Marc Fiorini, Chiara Primavesi, Francesca Silvia Bertocchi, Aldo Leonardi e Simone Gentile.
E’ un film denuncia, che racconta la storia ancestrale, antropologica, e illumina anche la nostra contemporaneità.
– L’8 marzo è la festa della donna, non a caso è stata scelta questa data, per la prima del film, cosa vuol dire per invitare le persone a vederlo.
– “Credo in un solo Padre, racconta del nostro passato, ma anche della nostra storia più recente, perché violenze come quelle presenti nel film, non debbano avvenire mai più. Il nostro film ha già un valore sociale e molte sono le scommesse vinte, come quella di aver assunto sul set persone vittime di abusi e violenze. Parlare, mostrare i fatti, è l’arma più forte per raccontare a tutti la verità su qualcosa che, in epoca moderna, appare ancora un tabù del passato. Per questo, abbiamo deciso di metterci al lavoro e realizzare un’opera cinematografica originale dal grande appeal internazionale, grazie ad una squadra che coinvolge il territorio, scuole, associazioni, cittadini, imprenditori ed istituzioni sensibili all’argomento. Il cinema farà emergere una storia taciuta, la proietterà sul grande schermo e, come un macigno, il messaggio finale lavorerà sulle coscienze di chi, da troppi anni, è sordo alle richieste di aiuto”
Allora appuntamento su CHILI, per assistere a questo straordinario film.
Raffaele Agresti