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Campania – “Per la gestione della misura “Resto al Sud”, Invitalia e ABI hanno sottoscritto una convenzione nella quale è previsto l’impegno, da parte della banca finanziatrice, a concludere l’istruttoria di merito creditizio entro 45 giorni dalla richiesta del finanziamento bancario. Eppure, da numerose segnalazioni raccolte, constatiamo che negli ultimi tempi questo termine viene puntualmente disatteso dalle banche, comportando gravi disagi ai richiedenti. Riteniamo molto grave che gli istituti di credito ostacolino la nascita di nuove attività economiche. Non è questo il momento di alzare barriere”. Lo afferma Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.

“Evidentemente – evidenzia De Lise – a fronte del corposo elenco presente sul sito di Invitalia, non tutte le banche sono strutturate per rispondere in tempi certi alle richieste di accesso alla misura agevolativa. Pertanto, chiediamo ad ABI e Invitalia di vigilare e rendere note le cause di tali ritardi, al fine di ridurre i disagi dei soggetti coinvolti. Come Unione, abbiamo segnalato il problema agli Organi di riferimento e stiamo lavorando con le nostre commissioni a nuove proposte da presentare per trovare insieme le migliori soluzioni possibili”. 
“Ricordo che “Resto al Sud” è una misura gestita da Invitalia che vuole sostenere la nascita di nuove imprese e attività libero professionali e l’ampliamento e la diversificazione delle attività nate dopo il 21 giugno 2017, da parte degli under 55 nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e nelle aree colpite dal sisma di Lazio, Marche e Umbria. Una misura di successo, visti i dati aggiornati al 31 dicembre scorso: 7.029 iniziative finanziate, 226 milioni di agevolazioni concesse e 26.561 posti di lavoro creati”, spiega De Lise.

“Infine, segnaliamo che, nella maggior parte dei casi, le imprese e i professionisti che scelgono di proporre un progetto per partecipare a “Resto al Sud”, lo fanno con il supporto di un dottore commercialista, sia nella fase di presentazione della business idea che in quella successiva di rendicontazione della spesa. Ma per molti enti erogatori questo supporto specialistico non viene ritenuto ammissibile a finanziamento. Perché?”.