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Editoriale – Antonio Salamandra in un suo editoriale ha scritto: “In queste ore impazza sul web e sui giornali la foto di un torneo di calcio svoltosi ieri sera a Piazza Mercato con tantissime persone, oltre le regole anti-contagio Covid.

Giusto, vero, verissimo, per carità, per l’amor di Dio, chi dice niente.
L’indignazione è più che giusta in questi casi e, forse, si poteva anche un attimo evitare.

Però, amici miei, è facile indignarsi.
Per chi non lo sapesse, vi spiego una cosa.
Sono nato a pochissimi metri di distanza da Piazza Mercato.
Chi è nato tra la zona del Carmine, le Case Nuove e Piazza Garibaldi sa bene di essere cresciuto tra i palazzi, l’asfalto, il basolato che se cadi ti sfracelli, i paletti di ferro divelti, senza una piazza verde, una aiuola, un campetto di calcio, una giostra.
Niente, ragazzi. Niente.

Ci siamo dovuti reinventare le strade, i vicoli, l’asfalto.
Abbiamo trasformato alcuni luoghi immaginando l’erba quando c’era solamente selciato da farsi male pur di garantire quel diritto sacrosanto al gioco che, molto spesso, le Istituzioni tendono a non considerare soprattutto per i quartieri più difficili della città.  Ora prendete questa scena e pensate a tutto questo. Ci sono ragazzi che, dopo mesi di emergenza, giocano.

E vi dico anche un’altra cosa. La mancanza di controlli che di fatto ieri sera ha consentito comunque lo svolgimento del torneo è la stessa lontano dal periodo Covid.
Il vuoto.

Pretendete il rispetto delle regole da parte di questi ragazzi quando nessuno si preoccupa di loro. Quando vi indignate contro questi ragazzi
che stanno giocando, fatevi prima due domande.

Antonio, un giovane delle Case Nuove.”