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Mondragone – Gianni Pagliaro portavoce dell’ AMBC in una nota inviata alla nostra redazione dichiara: “Nel 2011 la maggioranza assoluta del popolo italiano,  aveva votato per considerare l’acqua come bene comune e per escludere dal mercato la gestione del servizio idrico.

Quasi dieci anni dopo  quella decisione sovrana non è stata attuata e la finanziarizzazione dell’acqua prosegue imperterrita. L’acqua è una risorsa fondamentale per l’ambiente e per la vita dell’uomo sul pianeta. È determinante per l’economia, per la creazione di nuovi insediamenti urbani e per il benessere delle persone.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento dei corpi idrici e l’incremento della popolazione mondiale hanno aggravato il problema di disponibilità di acqua potabile. Una risorsa che per molte persone è ancora poco accessibile. Secondo il rapporto Oms-Unicef del 2017, sono 2,1 miliardi gli abitanti, ha continuato Pagliaro,  che non hanno un accesso continuato e sicuro all’acqua potabile nella propria abitazione. Nel rapporto Istat 2019 che diffonde i dati relativi al 2015, l’Italia emerge come il paese Ue che preleva più acqua potabile, pari a 156 metri cubi per abitante all’anno.

Tuttavia, molta di quest’acqua viene dispersa prima di arrivare nelle abitazioni dei cittadini. Perdite che possono verificarsi tra il prelievo, l’immissione e la distribuzione nelle reti idriche comunali. Un fenomeno preoccupante, considerando quanto questa risorsa sia cruciale. Ma, qual è la situazione da noi? La Regione Campania con la L.R. 15/2015 ha previsto un unico ATO coincidente con il territorio regionale, suddiviso in 5 Ambiti distrettuali e ha istituito l’Ente idrico campano (EIC), quale ente di governo. Nel  2018 è stata approvata la L.R. 26/2018, che ha integrato e modificato la L.R. 15/2015, consentendo l’avvio effettivo dell’Ente, che è diventato operativo soltanto a  gennaio 2019. L’AMBC-ha precisato il portavoce Pagliaro- non ama ambiti, consorzi e baracconi vari, lontani dai cittadini, difficilmente controllabili e da sempre fonte di sperperi, clientele, ruberie, consorterie e disfunzioni. Ma non potendo incidere sui processi decisionali, cerchiamo almeno di controllare il controllabile, registrando-per esempio-gli enormi ritardi sia sul Piano d’Ambito Regionale che sulla ricognizione delle gestioni esistenti.

Tra le questioni da affrontare c’è ancora il riordino delle gestioni nei singoli distretti,  una situazione caratterizzata da un’estrema frammentazione gestionale. Restando nel nostro Ambito distrettuale, quello di Caserta, occorre innanzitutto denunciare la diffusa assenza di integrazione del servizio idrico. Da noi per ora continua ad andare avanti il vecchio Consorzio Idrico Terra di Lavoro(CITL) http://citlservice.it/, del quale i cittadini continuano a disinteressarsi e a sapere poco o nulla. Anche se di esso si occupano-eccome- i nuovi rasregionali, ma soltanto per fare nomine e assunzioni e per dare incarichi. E non certamente per assicurare alta qualità del servizio, oppure per evitare- per esempio- le enormi dispersioni idriche delle reti di distribuzione dell’acqua potabile. La nostra provincia- come evidenziano i dati che abbiamo chiesto ed ottenuto dal nostro Dario Caprio-  è un vero e proprio colabrodo, soprattutto a causa di un’infrastruttura vecchia e deteriorata e di un’eccessiva vetustà degli impianti. Di qui le ricorrenti rotture nelle condotte che determinano i ripetuti blocchi nell’erogazione dell’acqua.”  “La dispersione di acqua nei comuni casertani , ha sottolineato Dario Caprio, è da “brividi”, con picchi incredibili come quello di Rocca d’Evandro ove si disperde ben il 91,34% di acqua, quello di Galluccio che butta via l’89,17% di acqua o quello di Casaluce che per strada lacia l’82,99% di acqua. Per ragione di spazio non possiamo passare in rassegna tutti i comuni casertani e, quindi, ci limitiamo a quelli a noi limitrofi: a Carinola si disperde il 58,14% dell’acqua immessa in rete; a Castel Volturno il 53,61%; a Sessa Aurunca il 35%; a Mondragone perdiamo per strada il 34,73% di acqua; aCellole il 32,62%; a San Felice a Cancello il 27,72%, a Falciano del Massico il 22,92% e a Cancello ed Arnone il 17,95%.”

“Da questa Azienda Speciale(il Consorzio), ha continuato Pagliaro, dipende la qualità e la quantità di tutta l’acqua che arriva nelle nostre case, eppure il Consiglio comunale di Mondragone (al pari di tutti i Consigli comunali casertani) non ha mai ritenuto di dedicare ad esso neppure un minuto di attenzione. La battaglia per un’acqua pubblica e di qualità dovrebbe avere un valore fondamentale, dovrebbe rappresentare un baluardo contro la malapolitica- quella della spartizione e del clientelismo- e contro  la finanziarizzazione e la mercificazione dei Beni Comuni, che da anni cerca di portare in dono ai privati anche l’acqua che beviamo. Ma, pur essendo con l’acqua alla gola (è proprio il caso di dire), continuiamo-ha concluso  Pagliaro- a fare fiducia a chi dell’Acqua e dei Beni Comuni (e, quindi, delle nostre vite) continua a fottersene. Chi è causa del suo mal ….”.