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Mondragone – Continuano a mancare informazioni puntuali sui buoni spesa, che l’Ufficio Servizi Sociali o il Sindaco Pacifico, unici istituzionalmente deputati a fornirle, avrebbero il dovere di comunicare pubblicamente. Il nostro sindaco, come purtroppo gli capita sovente, è stato e continua ad  essere molto assente durante questa emergenza sanitaria ed economica.

A differenza di tanti altri <primi cittadini> d’Italia: http://www.anci.it/i-comuni-italiana-al-tempo-dellemergenza-il-sindaco-ti-chiama-a-casa/. C’è già chi sta lavorando con metodo alla “Fase 2” http://www.comune.pianodisorrento.na.it/it/news/lettera-aperta-del-sindaco-iaccarino-alla-citt%C3%A0-e-ai-consiglieri-comunali (Pacifico, leggi e stupisci!), mentre i nostri amministratori continuano a restare sostanzialmente “fuori fase”.

In attesa di conoscere qualcosa in più dei risultati conseguiti rispetto ai buoni spesa, avanziamo qualche prima riflessione. E’  stato previsto, ad avviso dell’Associazione Mondragone Bene Comune, innanzitutto il requisito discriminatorio della residenza anagrafica, tagliando fuori una parte della popolazione. Il Comune di Avellino, per esempio, erogherà  il bonus “a tutte le persone che si trovano sul territorio comunale”, compresi i cittadini che, pur essendo residenti in altro comune sono impossibilitati a tornarvi a causa dell’emergenza.

Anche il Comune di Bologna ha previsto un’ampia platea di beneficiari: distribuirà i buoni spesa a tutti i cittadini residenti o domiciliati nel Comune che abbiano perso (o abbiano sensibilmente ridotto) il lavoro e che non percepiscono ammortizzatori sociali o questi ultimi risultino insufficienti. Il Comune di Altamura ha esteso il bonus spesa a chi dimora abitualmente o addirittura chi si trova attualmente presso il Comune e non può allontanarsi, senza prevedere alcuna restrizione legata alla cittadinanza o al titolo di soggiorno.

Il Comune di Palermo non ha effettuato distinzioni né sulla base della residenza né in base al titolo di soggiorno, inserendo tra i beneficiari anche “i domiciliatari, i senza dimora a carico del Comune, i richiedenti asilo, i titolari di permesso di soggiorno e comunque tutti coloro che si trovino nello stato di necessità definito dal successivo punto 5 e che non risultino residenti in altri comuni.” E questi sono solo alcuni esempi. Molti comuni che avevano previsto esclusivamente il requisito della residenza hanno fatto marcia indietro e corretto il tiro, aderendo all’appello fatto dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione  https://www.asgi.it/discriminazioni/appello-comuni-discriminazione-aiuti-coronavirus/.            

Noi avevamo immediatamente segnalato la <discriminazione> e l’avviso comunale poteva essere modificato, ma -come è noto- a questi signori l’AMBC fa venire l’orticaria. Non convince neppure la distinzione tra due fasce, che ha creato non poca confusione e qualche disparità. Tutta la procedura ha fatto comunque appalesare una conoscenza approssimativa della platea potenziale dei beneficiari, che un settore organizzato ed efficiente dovrebbe conoscere a menadito. Per non parlare di quella nuova povertà che per pudore fa fatica ad emergere, del tutto trascurata da Pacifico&Co. E diteci: ci sono ancora circa 30mila euro non spesi per i buoni. Possiamo sapere in che modo intendete utilizzarli (possibilmente subito) per le finalità per le quali  li avete ricevuti?

Vedere tanti cittadini <girovagare> per elemosinare informazioni sui buoni spesa, assistere al caos organizzativo e comunicativo che è stato messo su, constatare le solite interferenze dei soliti consiglieri e constatare che non hanno perso l’occasione per una <spartizione> dei bisognosi, ci porta con amarezza a chiedere: ma che fine ha fatto il Sindaco, anche nella sua qualità di Assessore ai Servizi Sociali? Più leggiamo questa circolare: https://www.lavoro.gov.it/redditodicittadinanza/Documenti-norme/Documents/Circolare-27-03-2020.pdf  e più constatiamo poi che i nostri Servizi Sociali da sempre  evanescenti, con la crisi si sono liquefatti.

Esimio sindaco Pacifico, per ripartire nomina un Assessore ai Servizi Sociali (e al bilancio) e potenzia l’ufficio. Ma <per “ripartire” bisogna sapere dove andare. Tutti mirano ad andare – a parole – nello stesso luogo: in un passato che ha già caratteristiche edeniche, da paradiso perduto (ma era un inferno). Dobbiamo tornare come prima. Mai vista una ripartenza che si fa tornando indietro: per difetto di qualità offensiva da parte dell’avversario, pigliamo la palla, indietreggiamo, ci diamo all’autogol> (http://www.pangea.news/).