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Mondragone – “Non c’è bisogno di scomodare qualche illustre scienziato della politica per sapere che una lista civica altro non è che una lista elettorale, che si presenta a un’elezione locale (come ad esempio quella comunale o regionale), senza essere espressione diretta di un partito politico.

Sono liste occasionali presenti in Italia- per la verità- fin dagli anni ’50, ma che con l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di regione hanno avuto una forte accelerazione. Stiamo parlando di esperienze del tutto legittime -ovviamente- poiché la Costituzione Italiana, con l’art. 49, enuncia semplicemente la possibilità di ogni cittadino di “associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Gli eletti delle liste civiche dovrebbero- per correttezza istituzionale- limitarsi a svolgere la funzione per la quale si sono candidati e hanno ottenuto fiducia nei Consigli nei quali sono stati eletti, evitando di trasformarsi surrettiziamente sul territorio in esponenti di partito (partiti che non sono mai stati formalizzati).

I presidenti di regione (soffermiamoci in questo caso su di essi, ma queste considerazioni valgono ovviamente anche per i sindaci) promuovono (ultimamente esagerando alquanto) liste civiche per allargare la base del proprio consenso elettorale (più candidati può equivalere a più voti), ma si guardano bene dal superare i partiti politici d’appartenenza. Vincenzo De Luca, per esempio, continua ad essere un esponente del Partito Democratico ed anche i suoi figli continuano ad essere parte integrante del Partito Democratico (uno dei due, il deputato, è addirittura vicecapogruppo alla Camera del PD). Per esclusivo “loro tornaconto” però, questi presidenti, continuano – attraverso dei loro “capibastone, che diventano dei veri e propri capizona” – a mantenere in vita queste liste elettorali anche oltre i Gruppi e i Consigli regionali e dopo il momento del voto, in modo da avere comodamente i piedi in due staffe e anche- in qualche caso- per tenere “sotto botta” i partiti ai quali formalmente (e per convenienza) continuano però a dire di appartenere. Liste civiche diventate- di fatto- delle liste padronali, personali (o familiari, in qualche caso). E così -come si leggeva su un quotidiano  di qualche giorno fa- ci si può imbattere – per esempio- in un fantomatico “esponente delle civiche per De Luca” (si, viene chiamato proprio così), il quale oltre che minacciare continue querele (segno di debolezza politica e di incapacità ad argomentare e a difendersi) si permette di accelerare o frenare sul candidato di centrosinistra a Caserta (ma lui che ci azzecca?) o di pontificare su questo e su quello, in questo o in quel comune, in questo o in quel consorzio.

Ma costui – dopo le elezioni- a chi risponde? Al piddino De Luca? E quelle liste civiche di cui lui (o il giornale) dice di essere esponente, dopo le elezioni (non essendoci più liste) e al di fuori del Consiglio regionale, si sono trasformate legalmente -come dice la Costituzione- in democratiche associazioni? E di queste associazioni ci sono statuti, programmi, rappresentanti democraticamente nominati e così via? E, se sì, questa associazione che dovrebbe portare il nome di De Luca come si rapporta con il Partito Democratico di De Luca? Può De Luca, per quanto “Sommo Governatore”, fare una cosa come PD e un’altra cosa come Liste Civiche per De Luca? E questi “querelanti civici” – spesso senza alcuna storia politica, senza alcun passato d’impegno civile e spuntati come funghi quali eredi designati di pacchetti di vati familiari- cosa pensano del lavoro, delle migrazioni, dei beni comuni, della partecipazione, dei diritti civili, dell’ambiente integrale, della giustizia sociale o della nostra Costituzione?

Ma i nostri territori hanno veramente bisogno di questi “banditori” che sanno soltanto spacciare soldi pubblici dovuti per loro elargizioni?  Ma le nostre città fino a quando dovranno continuare a sopportare qualunquisti che si beano di non essere né di sinistra e né di destra, ma che all’occorrenza e per convenienza si muovono sia a destra che a sinistra, in una logica di clientelismo becero e di vecchio e logoro localismo? Ci siamo occupati di liste civiche e ponemmo gli stessi interrogativi anche a proposito di qualche lista civica (amorevole) mondragonese. Per non parlare di quella che nel nome del “pueplo unido” da quasi trent’anni fa il bello e il cattivo tempo, fa e disfa amministrazioni comunali, promuove e sfiducia sindaci ad esclusivo appannaggio non di una presunta unione popolare ma di una sola “famiglia unita”.

La lista civica “Mondragone Bene Comune” è finita -invece- con le elezioni del 2017  e l’associazione (“biodegradabile” e, quindi, a tempo, tempo che- tra l’altro- sta anche per scadere) che ne ha ripreso nome, programma e obiettivi (solo alcuni dei candidati di allora e degli animatori di quella lista hanno liberamente deciso di continuare ad impegnarsi) si è costituita sulla base di uno Statuto e di un programma e scegliendo democraticamente da chi farsi pubblicamente rappresentare pro tempore. Percorso che si sarebbe dovuto fare comunque, anche in caso di presenza in Consiglio comunale. Insomma, pur con tutti i nostri limiti e la nostra pochezza, si è cercato di agire “con metodo democratico”, come obbliga la nostra amata Costituzione. Qual è- allora- il metodo democratico delle liste civiche per De Luca?

Non riusciamo proprio a comprendere come il PD (ma anche tutti gli altri partiti del centrosinistra) -a tutti i livelli -possa consentire ed accettare tutto ciò e non senta l’impellente bisogno di fare chiarezza una volta per tutte. E non comprenda come anche questo “civismo cinico e strumentale” concorra all’attuale crisi della Politica e dei partiti. Ancora una volta lanciamo l’appello affinché in vista della scadenza elettorale del 2022 a Mondragone si lavori per un “ritorno in campo” dei partiti e affinché si possano confrontare donne, uomini e programmi del centrosinistra e del centrodestra, ponendo fine all’inganno civico (che abbiamo già sperimentato amaramente con il Patto Civico del 2017), strumentalmente utilizzato da qualcuno esclusivamente per assicurarsi poltrone e prebende. Di ciò il leader del centrosinistra mondragonese, Achille Cennami, ci sembra più convinto che mai. Ed anche il leader del centrodestra, Giovanni Schiappa, ne è fortemente consapevole. Occorre ora passare dalle parole ai fatti ed aprire i “due Cantieri”. Anche perché il tempo stringe e il Sindaco, come lo yogurt, è già abbondantemente scaduto e sa di rancido. Politicamente e amministrativamente parlando”.