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Mondragone – “Questo Sindaco non smette mai di sorprendere. Negativamente. Qualche giorno fa www.appiapolis.it riportava la seguente dichiarazione di Pacifico: “Durante il mese di settembre il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani ha raggiunto uno standard di regolarità pari al 90%.

Dobbiamo fronteggiare alcune criticità occasionali e localizzate per superare le quali metteremo in campo ogni sforzo. I cittadini meritano un servizio regolare e ci stiamo impegnando per dare tutte le garanzie necessarie. Siamo sulla giusta strada, puntiamo a garantire presto la copertura dell’intero territorio mondragonese”. E giù commenti social a iosa (e qualche inevitabile reazione stizzita) da parte di cittadini increduli, che si sentono offesi, umiliati e presi in giro. È il caso di dire: oltre al danno la beffa (per non dire altro). I cittadini sono stanchi di vivere tra i rifiuti, di camminare tra cumuli di immondizia, di non avere quello “spazzamento meccanico o manuale delle strade e delle piazze pubbliche o ad uso pubblico, compreso il diserbo meccanico e chimico delle strade e delle piazze cittadine e lo svuotamento dei cestini stradali ivi presenti” previsto dal contratto, unitamente a tanti altri servizi previsti contrattualmente e mai ricevuti.

I cittadini sono stanchi di non ricevere quei servizi messi nero su bianco dall’ex Assessore all’Ambiente a giustificazione delle proprie dimissioni. Sindaco, l’AMBC vuole comunque stare a ciò che impunemente hai dichiarato, per chiederti: ma se abbiamo raggiunto uno standard di regolarità nel servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani pari al 90% vuol dire che stai liquidando alla ditta soltanto il 90% di quanto dovuto contrattualmente? E se abbiamo raggiunto soltanto il 90 % dopo oltre un anno e mezzo, prima a quale standard di regolarità eravamo? E perché hai sempre pagato la ditta come se “quello standard” che tu dici fosse stato fin dall’inizio e sempre al 100%? E perché i cittadini dovrebbero pagare il 100% di tassa, pur non avendo ricevuto- come accerti tu-un servizio al 100%? E già che ci sei puoi dirci: ma per l’eco sportello (che di fatto si riduce a distribuire un po’ di sacchetti) ubicato presso la sede comunale di Piazza Umberto I, la ditta pagherà al Comune un canone d’affitto? E il personale che opera presso questo sportello è contrattualizzato e pagato dalla ditta che gestisce il servizio (come prevede il contratto)? Ciò che accade a Mondragone richiederebbe il commissariamento dell’Ente.

E anche urgentemente, se non altro per cercare di evitare di perdere le straordinarie occasioni del PNRR. Il ministro Roberto Cingolani (che a noi poco piace) -per fare un esempio- ha già firmato i decreti che stabiliscono i criteri per l’assegnazione dei fondi del PNRR dedicati all’economia circolare: un miliardo e mezzo di euro per impianti di gestione e riciclo dei rifiuti (Investimento 1.1); 600 milioni per i progetti “faro” (Investimento 1.2); 500 milioni per un sistema integrato di monitoraggio e previsione (su incendi e rifiuti). In tutto 2,6 miliardi di euro, di cui il 60% da destinare alle regioni del Sud Italia, soprattutto per quel che riguarda i progetti faro. Saranno premianti, si legge negli allegati ai decreti ministeriali, l’allineamento tecnologico dei progetti rispetto al settore di riferimento, l’ampiezza della popolazione interessata e quella dei materiali da trattare, i miglioramenti attesi e la scarsità di impianti del genere di quelli proposti, il contributo alla risoluzione di infrazioni comunitarie. Una fetta dei fondi dell’investimento 1.1, quasi un terzo, andrà a “flussi critici”: pannolini, rifiuti tessili e di pelletteria, fanghi di depurazione. Uno dei decreti pubblicati (DM 396) identifica tre distinte linee d’intervento cui destinare il miliardo e mezzo dell’investimento 1.1, Missione 2, Componente 1 del PNRR: Linea d’Intervento A: miglioramento e meccanizzazione della rete di raccolta differenziata dei rifiuti urbani; Linea d’Intervento B: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata; Linea d’Intervento C: ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento di pannolini (materiali assorbenti ad uso personale), i fanghi di depurazione, i rifiuti di pelletteria e i rifiuti tessili.

Alla raccolta differenziata (linea A) il ministero attribuisce 600 milioni, agli impianti di riciclo (B) e ai flussi critici (C) 450 milioni ciascuno. Il 60% di queste cifre andranno a progetti nelle Regioni del centro sud (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). Il MiTe indica un tetto massimo erogabile per ciascun progetto, legato alla relativa linea d’intervento: 1 milione per la raccolta, 4 mila euro per il trattamento (linea B) e 10 milioni per pannolini, fanghi di deputazione pelletteria e tessili. Diverse le scadenze e le tagliole temporali fissate nei decreti. Le risorse sono assegnate, si legge nel DM 396, “mediante procedure di evidenza pubblica da avviarsi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto con pubblicazione dei relativi avvisi sul sito istituzionale del Ministero della Transizione Ecologica (MITE)”. Entro pochi giorni, quindi, verranno pubblicati tre avvisi relativi alle tre linee d’intervento. Una volta individuati i progetti i soggetti proponenti entro il 31 dicembre 2023 dovranno aver individuato chi realizzerà il progetto ammesso a finanziamento (anche con contratti di partenariato pubblico privato mediante project financing). Entro il 30 giugno 2026 i progetti finanziati dovranno essere completati. Le proposte presentate- chiarisce il decreto 396- verranno valutate, selezionate e messe in graduatoria da una Commissione nominata da uno specifico decreto ministeriale. Alla selezione saranno ammessi solo progetti da completare entro il 30 giugno 2026; che non hanno ricevuto fondi strutturali europei; che rispettino il principio di non arrecare danno significativo all’ambiente (DNSH) e, ovviamente, coerenti con le leggi nazionali ed europee. Per quanto riguarda i progetti faro (Investimento 1.2) i destinatari dei fondi sono le imprese, per l’Investimenti 1.1, i fondi andranno a Enti di governo d’ambito territoriale ottimale (EGATO) definiti dal Testo Unico ambiente o ai Comuni.

Entrambi potranno però delegare i gestori del servizio rifiuti, ma resteranno comunque “unico soggetto destinatario e responsabile nei confronti del Ministero per le risorse assegnate”. Tutto quanto verrà realizzato per il progetto “dovrà necessariamente rimanere di proprietà pubblica” e i fondi assegnati potranno essere revocati in caso di: perdita di uno o più requisiti di ammissibilità; irregolarità documentale non sanata; mancato rispetto del cronoprogramma; mancata realizzazione del programma di investimento; violazioni di leggi, regolamenti e disposizioni vigenti. Da noi l’Ambito, seppur costituito, si trascina ancora sostanzialmente sulla carta (ma noi continuiamo a ritenere questi ambiti, così come congegnati, una scelta nefasta e da superare) e il nostro Comune è allo sbando. Chi presidierà tutto questo? Chi cercherà di evitare che queste risorse non vadano intercettate o vadano ad ingrassare clientele e malaffare oppure a sanare disastri, dissesti e debiti pregressi? Chi si opporrà ad un eventuale nuovo “banchetto regionale” ove rischiamo di vedere accomodati sempre gli stessi “capibastone” e “capizona” con le stesse logiche di sempre, per intenderci quelle del CE4 e dell’ECO4 (seppur-in parte-con nuovi attori)? Concludiamo ricordandovi che il prossimo 10 ottobre ci sarà la Marcia PerugiAssisi 2021 della Pace e della Fraternità: https://www.perugiassisi.org/marcia-2021/.