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Mondragone – L’AMBC ha cercato di supportare la campagna elettorale dei VERDI ritenendo fondamentale per il nostro futuro i temi posti della crisi climatica ed ambientale.

Temi sui quali si ritornerà sistematicamente e al di là del momento elettorale, convinti che “può darsi che effettivamente la vorace miopia degli interessi economici e dei profitti a corto termine siano più forti di ogni richiamo alla ragione, oltre che alla giustizia. Ma non è un buon motivo per non provare almeno a fare il possibile per la difesa dell’integrità della biosfera e per la sopravvivenza dei popoli, accettando di cominciare a pagare il comune debito che – seppur in proporzioni assai diverse – Nord e Sud hanno contratto con la Madre Terra”. (Alex Langer, 1-10-1991) L’Italia è a forte rischio climatico. Il Centro euro mediterraneo sui cambiamenti climatici ha elaborato il primo indice di analisi integrata del rischio che evidenzia che il sud avrebbe più problemi. Nel report vengono spiegati tutti i problemi che causerebbe un aumento di temperatura superiore ai 2 gradi centigradi dopo il 2050: si va dall’aumento di frane e inondazioni, all’innalzamento del livello del mare. Il centro ha calcolato l’impatto economico.

Tra perdita di produttività dell’agricoltura, calo del turismo e danni infrastrutturali, al 2100 si potrebbe arrivare a un calo del Pil dell’8 per cento. Notti tropicali, è così che si dice quando la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi, neanche di notte. Nei prossimi trent’anni l’Italia potrebbe averne 18 in più, a chi non piacerebbe? Peccato che ci siano parecchie controindicazioni: “Se la temperatura minima rimane al di sopra del valore di 20 gradi centigradi, il corpo umano non ha la possibilità di rinfrescarsi dopo una giornata di caldo intenso e ci sono fasce della popolazione, come anziani e persone malate, che sono particolarmente vulnerabili a questa difficoltà di raffrescamento, pertanto diversi studi correlano l’aumento delle notti tropicali con un aumento della mortalità”. Lo spiega la prima “Analisi integrata del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” presentata il 16 settembre ed elaborata dal Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). Dall’aumento delle notti tropicali, al dissesto idrogeologico, all’innalzamento dei mari, la situazione in Italia diventerebbe un’emergenza economica e sociale dopo il 2050 se l’aumento medio della temperatura superasse i 2 gradi centigradi arrivando a 5 gradi al 2100.

A soffrirne di più sarebbe il sud, anche se è tutto il paese a essere  a rischio: secondo il rapporto del Cmcc  il 91 per cento dei comuni italiani è esposto al pericolo di frane e alluvioni, ma 7 milioni di persone vivono o lavorano in aree a “maggiore pericolosità”. Nel periodo 2021-2050 si prevede, su base annuale, un aumento del livello del mare che va da oltre 6 centimetri per il Mare Adriatico a oltre 8 centimetri per il Mar Tirreno, crescerà dunque il pericolo di inondazioni. Anche l’Enea si è allarmato sul tema, e in uno studio dell’anno scorso sul livello del Mediterraneo ha specificato che il mare potrebbe creare danni in 40 aree italiane. Gli impatti dei cambiamenti climatici in Italia aumentano rapidamente e in modo esponenziale al crescere dell’innalzamento della temperatura, con valori compresi tra lo 0,5 per cento del Pil nel caso in cui l’aumento di temperatura sia contenuto entro i 2 gradi (che è lo scenario più ottimistico), fino all’8 per cento del Pil a fine secolo nella versione peggiore con alte emissioni di gas serra. Ogni punto di Pil corrisponde a circa 17 miliardi di euro.

I costi diretti in termini di perdita attesa di capitale infrastrutturale si aggirerebbero tra gli 1 e i 2,3 miliardi di € annui nel periodo 2021-2050, e tra gli 1,5 e i 15,2 miliardi di € annui nel periodo 2071-2100. In campagna i contadini perderebbero tra gli 87 e 162 miliardi di € al 2100, per via della siccità e dell’assenza d’acqua, per non parlare della perdita di valore dei terreni ancora da calcolare. Per le aree costiere, nello scenario peggiore, si attendono già al 2050 danni che vanno dai 900 milioni di € ai 5,7 miliardi a fine secolo. La montagna chiuderebbe per mancanza di neve. I risultati, conclude lo studio del Cmcc, evidenziano che quelli più colpiti saranno i più poveri: https://www.youtube.com/watch?v=M6GBHqjM084&feature=youtu.be. “Perché devo preoccuparmi dei posteri, cosa hanno fatto i posteri per me?”: è la simpatica e nota battuta di Woody Allen. Ma i posteri sono i nostri figli, sono coloro dai quali abbiamo preso in  prestito questa Terra e per i quali dovremmo sentirci in dovere di non rimanere inerti e iniziare seriamente ad agire, prendendo in considerazione- per esempio- quanto va ripetendo da tempo Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale:

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