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Napoli – Continua il ciclo di incontri-seminario promossi dall’Associazione Culturale Ved e  organizzati nell’ambito delle iniziative che coinvolgono l’Università Orientale di Napoli con il Laboratorio di Produzioni Audiovisive Teatrali e Cinematografiche, diretto dal docente e filmaker Francesco Giordano. Sulla scia del tema dei diritti umani, già toccato nel precedente incontro con Veysi Altay si è tenuto il seminario in modalità dad, con gli studenti del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali collegati a distanza, con Mario Gallo, giovane attivista di Amnesty International ed ex studente della Facoltà Di Scienze Politiche dell’Orientale, che proprio attraverso il mondo dell’audiovisivo, come da lui stesso dichiarato, si è avvicinato maggiormente all’associazione no profit di cui è parte attiva.

A fare da premessa all’intervento dell’ospite un breve e completo excursus del docente sulle regole basilari di una buona ripresa video e del montaggio. Nella  seconda parte dell’ incontro-lezione c’è stato l’intervento dell’ospite Mario Gallo, Responsabile Amnesty International Italia Circoscrizione Campania-Potenza, con la presentazione dell’attività dell’associazione no profit in Italia e nel mondo, in un momento storico in cui parlare di diritti umani è un’emergenza sociale ed etica. Amnesty con l’hashtag #stopbullying affronta un tema delicato e di grande attualità nella nostra società, che pervade trasversalmente diversi aspetti della nostra vita.

“No al bullismo” è il titolo del documentario (regia e direzione della fotografia di Francesco Giordano, editor, soggetto e  sceneggiatura  Mario Gallo, che è anche autore del testo, e Giuliana del Pozzo, test processing, la direzione artistica è di Franco Maione, riprese e il recorded sound di Summia Hafeez) presentato anche, prima dell’emergenza pandemica legata al Cocid-19, al Giffoni Film Festival  a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno. “Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità” è il claime, tratto da un antico proverbio cinese, scelto da Amnesty International, organizzazione internazionale avulsa da ogni appartenenza politica, ideologica, economica e che opera dal 1961 per i diritti umani in campo internazionale combattendo ogni forma di sopruso, negazione, barbarie, tortura. È un Ente Non Governativo il cui principale riferimento è la dichiarazione universale dei diritti umani. Amnesty riesce ad operare grazie a soci e attivisti che si dedicano alla causa ad ogni latitudine.

“Attraverso il cinema, il suo linguaggio e l’incontro con i diritti umani, portandoli sul piccolo e grande schermo attraverso storie di guerra o resistenza, ma anche solo vita quotidiana è possibile raggiungere un gran numero di persone ed educare al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, delegittimando la violenza” ha spiegato agli studenti, partecipi e motivati, l’ attivista Mario Gallo. Il progetto basato sul tema: “no al bullismo” ha anche coinvolto molte scuole, studenti e docenti per sensibilizzare su un tema molto caldo per destrutturare concetti quali stereotipo, pregiudizio, discriminazione, mettendoli il relazione con il fenomeno del bullismo nei contesti scolastici, comprendendo che oltre alla violenza fisica c’è quella psicologica, interfacciandosi così al tema del cyberbullismo, sempre più pervasivo e pericoloso che utilizza il web e i social per diffondere messaggi di violenza,  oppressione, odio sociale, di genere o verso le minoranze.

“È importante capire come funziona la polarizzazione dell’opinione pubblica a partire dalla disponibilità di fonti e informazioni  nei processi mediatici per potersi difendere da “hate speech” sempre più diffusi e ramificati,  non finendo nella rete dei meccanismi che  ampliano ed esasperano i discorsi, snaturandoli e manipolandoli per fini propagandistici”. Queste le parole dell’attivista Mario Gallo, che mette il suo lavoro e la sua ricerca al servizio della comunità.  Insomma il tema dei diritti umani pervade le nostre vite a tutti i livelli e non riguarda solo macro-categorie come le guerre nel mondo, la più cogente e preoccupante delle quali è quella in Ucraina, dove tra torture bianche, soprusi e abusi, i diritti inviolabili dell’uomo vengono continuamente calpestati; una macchina dell’orrore che in futuro sarà oggetto di giudizio per crimini di guerra da parte degli invasori. Anche in questo senso l’impegno di Amnesty è forte e costante per una contronarrativa rispetto a  quella ufficiale, che mira a veicolare una determinata immagine di quella che è definita un’operazione militare  dalla Russia. Come ribadisce Mario Gallo la conoscenza mediatica è l’arma per difendersi dal terrorismo mediatico e tramite attivisti Amnesty su diverse testate nazionali e siti web segnala abusi e fake news e invita ad abbassare i toni, se si vuole realmente pensare di costruire un discorso di pace. Parlare di violenza, dunque, significa affrontare un discorso dalle sfaccettature molto ampie, che parte dalla violenza domestica o sociale, come quella delle baby gang, con ragazzini che girano con armi bianche, per arrivare ai crimini di guerra che insanguinano il mondo. Si è passati poi alla visione del corto documentaristico, risultato di una preziosa operazione di sintesi della copiosa attività di Amnesty. È risultato per gli studenti molto interessante vedere realizzato nel prodotto documentaristico la combinazione di attività pratica al Giffoni film festival che ha coinvolto anche lo sceneggiatore Mario Gallo (come interprete e giurato per corti e lungometraggi attinenti il tema dei diritti umani) interviste sul campo, video della campagna coraggio di Amnesty e un flash mob finale che ha catturato i ragazzi nell’atto di togliersi le maschere, alternando ambienti, contesti ma anche scene reali e altre ricreate, puntando a lanciare messaggi positivi attraverso la creatività personale. Nello specifico si è trattato di scrivere messaggi  contro il bullismo su alcune maschere (dal messaggio metaforico forte del proiettarsi al di là del volto) e poi procedere ad una foto petizione da lanciare sui social costruendo una campagna mediatica ad alto impatto.

“È stato faticoso ma anche molto  stimolante  lavorare al documentario, alla scelta delle inquadrature da fare, al materiale da raccogliere anche se ci si rende conto davvero di quello che si sta facendo solo quando lo si vede realizzato” ha spiegato ancora Mario Gallo, facendo trasparire dai suoi occhi tutto il suo entusiasmo.

Al prodotto hanno lavorato anche Summia Hafeez, shooting operating e directly recording sound del documentario. Giovane di origine pakistana e studentessa della facoltà di Scienze Politiche, che insieme a Mario Gallo ha frequentato il laboratorio di audiovisivi di Giordano e Giuliana Del Pozzo, insegnante e sceneggiatrice, in qualità di test processing del documentario.

Una squadra di lavoro che ha dimostrato come sia stato possibile mettere a frutto l’attività del laboratorio di audiovisivi per mettere insieme idee e competenze, creare sinergie, relazioni per agire concretamente fuori dalle aule universitarie, per essere agenti attivi del cambiamento, dimostrando che anche con pochi mezzi a disposizione si può fare tanto e si può aprire una crepa in quel cielo di carta di cui parlava Luigi Pirandello.

“L’audiovisivo riesce a cristallizzare un messaggio e renderlo impresso nella mente attraverso tutte le sue componenti” ha raccontato ancora il giovane autore del documentario, esempio e stimolo per quanti credono di non avere mezzi o possibilità per realizzare progetti di qualità e invece con dedizione,  lavoro di squadra, giuste idee trasformano l’impossibile in  possibile.

Nell’ultima parte dell’incontro,  grazie agli spunti del docente Giordano, Mario Gallo di è soffermato sulle attività su cui è più impegnata Amnesty in Italia e nella nostra regione: dalla Giornata Nazionale per la Legalità in Campania, all’iniziativa dei Premi Amnesty 2022 alle canzoni che parlano di diritti umani e ancora alle task force di volontari nelle città per sensibilizzare e fare da deterrente agli atti di violenza metropolitana, che sempre più vedono protagonisti i giovanissimi, per i quali possedere un coltello in tasca è quasi uno status symbol in un momento storico di spettacolarizzazione diffusa della violenza, che ha spesso come vittime le persone più inermi come donne e bambini, ma non risparmia nessuno.