Napoli, la docente di recitazione e dizione Piera Violante incanta i giovani dell’Orientale

Napoli – Ripartenza in grande stile, dopo la pausa accademica per le festività pasquali, del Laboratorio di Produzioni audiovisive,  teatrali e cinematografiche diretto dal Prof. Francesco Giordano                                                                                                                                                     

In “Ecce bombo”, uno dei sui suoi primi film, Nanni Moretti stigmatizza la tendenza tipica del dialetto milanese, e, in generale, lombardo, di far precedere il nome proprio di persona dall’articolo determinativo, “Silvia, non la Silvia. Fortunatamente siamo a Roma, non a Milano: la Silvia, il Giorgio, il Pannella, il Giovanni (..); non solo un semplice sfogo linguistico-campanilistico ma la necessità di sottolineare l’importanza del saper parlare correttamente in quanto, “chi parla male pensa male e vive male.

Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”, sentenziava sempre il cineasta romano in uno dei suoi film più celebri, “Palombella rossa”. Tuttavia, non basta solo trovare le giuste ma occorre anche saperle pronunciare in maniera orto fonicamente perfetta. Non stupisce, dunque, che il Prof. Francesco Giordano abbia invitato Piera Violante Ruggi d’Aragona, docente di recitazione, doppiaggio recitazione e dizione nonché Direttrice artistica della “BdS Academy”, nell’ambito della serie di incontri con esperti del comparto audiovisivo incardinata nel programma del Laboratorio di Produzioni audiovisive,  teatrali e cinematografiche,  attivato in modalità  e-learning presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario “L’Orientale” di Napoli, di cui è l’anima più che solo il docente e l’ideatore per l’indefesso impegno che vi profonde. 

D’altronde, non poteva essere altrimenti: dopo la parte teorica della lezione incentrata sul ruolo del sonoro nella scrittura audiovisiva e la tassonomica classificazione e descrizione delle diverse tipologie di microfono, era inevitabile il coinvolgimento di un’esperta di dizione per illustrare tutte le potenzialità di quello più sensibile, più versatile e dalla più ampia gamma cromatica e timbrica: la voce umana. E Piera Violante, come il regista documentarista Stefano Romano, non ha tradito le attese: immediatamente, grazie all’innata simpatia,  al garbo nonché all’indubbia competenza e all’approccio understatement, non, quindi, da inflessibile docente pronta a bacchettare per ogni imprecisione nella dizione, ha trovato gli “accenti giusti” per sintonizzarsi con i suoi giovani interlocutori. In tal modo, Piera Violante è riuscita a rendere interessanti per gli studenti anche i necessari lineamenti teorici della fonetica che potevano risultare ostici: dalla correzione dei più comuni errori di dizione, dettati dall’inflessione dialettale, alla descrizione delle diverse tecniche  respiratorie (diaframmatica, sternale e costale, utilizzata dai subacquei), alla base dell’ortoepia, che si differenziano in ragione del segmento polmonare in cui si insuffla aria, oltre ad alcuni esempi di ginnastica facciale, propedeutica al miglioramento della fonazione e dell’articolazione delle parole. Eppure, il momento che ha monopolizzato l’attenzione degli studenti è stata la visione di una breve clip, un collage di 5 diverse interpretazioni dell’attore Daniel Day-Lewis in cui il Premio Oscar modula la propria voce in funzione del personaggio impersonato dando così una dimostrazione plastica di come la voce per un attore non sia un semplice orpello retorico bensì una sorta di “invisibile maschera acustica” che contribuisce a caratterizzare il personaggio come il make up, i costumi e tutti gli altri elementi narrativi.

Tuttavia, lungi dall’essere espressione di un’erudizione ammuffita e pedante o solo il “biglietto da visita” per ben impressionare un human resource manager o, al massimo, uno strumento presente solo nella “cassetta degli attrezzi” dei professionisti del public  speaking (attori, avvocati, giornalisti, presentatori, ecc.), Piera Violante, al contrario, ha rimarcato la forte connotazione sociale della corretta dizione in un’epoca in cui i social network stanno progressivamente erodendo la nostra capacità di scrivere, e quindi di parlare, correttamente oltre a minare le nostre capacità comunicative: “I social network e le chat hanno favorito il fraintendimento, depotenziato e falsato la comunicazione reale che è fatta di voce, corpo, gesti e tutto quello che attiene alla comunicazione non verbale”. Infine, sollecitata sullo “stato dell’arte” nell’era del Covid, nel corso del consueto dibattito successivo alla sua “lectio magistralis”, Piera Violante ha lanciato un vero e proprio grido di dolore per un mondo della cultura negletto e bistrattato preannunciando, nel contempo, la volontà di convogliare in questo difficile periodo tutte le sue energie  nell’obiettivo  di riportare le istanze dei lavoratori dell’arte e della cultura in cima all’agenda politica degli amministratori pubblici, locali e nazionali, in quanto forse con la cultura non si mangia ma di sicuro senza di essa si muore e lentamente si spegne anche un intero Paese.

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