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Primo Piano – Nel pomeriggio di martedì 25 maggio, si è tenuta, presso il Tribunale di Spoleto, un’udienza per il processo per la morte di Nikola Duka, scomparso il 14 marzo del 2019 in un incidente che ebbe luogo all’interno della galleria collegante Forza di Cerro e Sant’Anatolia di Narco.  Il 21enne era alla guida della sua Lancia Y quando, stando alle prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, la Volvo dell’imputato A.B., indagato a piede libero per omicidio stradale, avrebbe invaso l’altra corsia, causando il fatale impatto frontale. Gli accertamenti prontamente effettuati dopo l’accaduto, attestarono la presenza di un tasso alcolemico superiore al consentito nel sangue dell’imputato. 

A spiegare quanto avvenuto in aula, è il legale rappresentante dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, l’avvocato Walter Rapattoni: “A difendere l’imputato è rimasto un solo avvocato, dato che il secondo avvocato ha rimesso il mandato avuto in precedenza come difensore dell’imputato, costituendosi come legale dell’assicurazione citata come responsabile civile. Cominciata l’udienza, è stata avanzata la richiesta di incidente probatorio ai fini di definire la velocità del mezzo condotto da Nikola (per la consulenza della Procura risultava, al momento dell’impatto, a 19 km/h mentre la difesa dell’imputato ritiene fosse a 60kh/h) e l’entità del danno biologico, così da definire l’esatto ammontare delle somme spettanti alle parti civili costituite come risarcimento, procedere alla liquidazione delle stesse ed alienare l’assicurazione dal processo. Le parti civili si sono opposte ed il giudice ha emesso un’ordinanza di respingimento, per poi chiedere alla difesa se volesse procedere ai riti alternativi.  A questo punto, è stato richiesto il rito abbreviato condizionato all’incidente probatorio. Il giudice si è riservato, rinviando il tutto a giugno”. 

La mamma “coraggio” di Nikola Duka, Rezana Rrapaj, che dal giorno della tragedia del figlio si impegna sul suo territorio per contrastare chi guida ubriaco, ha espresso la sua grande tristezza in un messaggio pubblicato sul suo profilo di Facebook: “Noi mamme vorremmo vivere le cose belle della vita dei nostri figli, ma io sono costretta ad affrontare il dolore più grande che ci possa essere, a ritrovarmi di fronte chi mi ha tolto la gioia. E’ straziante il solo ascoltare l’assassino di mio figlio che rivendica diritti. Mio figlio non può chiedere più niente, ma quello che chiedo io per lui è giustizia. Vogliamo pene severe per chi guida ubriaco, chi sbaglia deve pagare. Vogliamo che nessun altro perda la propria vita per incoscienza altrui. Vogliamo che più nessuna madre soffra in questo modo, che il mondo sia un posto migliore dove vivere, che i nostri figli possano godersi le giornate con gli amici o le serate insieme senza rischiare di finire in una tomba. Mai più sangue sull’asfalto. Colgo l’occasione per ringraziare i miei avvocati e l’associazione AIFVS ODV, con il legale Walter Rapattoni, per essere sempre al mio fianco in questa battaglia per mio figlio. Grazie di cuore”. 

“Siamo qui per sostenere la famiglia della vittima, come facciamo nei numerosi processi in cui figuriamo come parte civile in tutta Italia – afferma il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, Alberto Pallotti -. Vogliamo venga resa giustizia a Nikola ed ai suoi familiari in tempi celeri perché le colpe sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. La nostra speranza è che non si allunghino, anche in questo caso, i tempi, estenuando senza limite chi soffre. Non ci fermeremo dinanzi a nessuna ricostruzione che possa diminuire la colpa dell’imputato. Non accetteremo nessuna contraddizione in tal senso. Il mio pensiero è rivolto a Rezana Rrapaj, costretta a subire gli affronti dell’assicurazione, dei difensori e dell’imputato. Le insinuazioni fanno male, noi comprendiamo il suo stato d’animo. Insieme vinceremo questa battaglia”.