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Editoriale –  Maria Adriana è in auto. Sta per trovare parcheggio. Ma niente, non c’è. Capita a chiunque di girare e rigirare in cerca di qualche metro libero tra mille auto in fila.

E poi eccola lì. La sedia. È uno status a Napoli, la sedia. È un atto di proprietà. Segna il confine, la conquista territoriale di un suolo che diventa di qualcuno, pure essendo di tutti.

Si mette una sedia. Per delimitare uno spazio, per dire “questo parcheggio è mio”.

Quante sedie abbiamo incontrato e quante non abbiamo avuto il coraggio di togliere. Perché quelle sedie non delimitano un bel niente. Quegli spazi non si prenotano e restano di tutti.Eppure, pensateci, la nostra società si articola in chi ha il coraggio di ribellarsi alla criminalità e combatterla come Falcone e Borsellino e chi non ha nemmeno il coraggio di togliere una sedia.

Maria Adriana lo ha fatto. Stava per parcheggiare e ha tolto la sedia. Al papà l’è costata la vita. A botte di cric. Voi avete capito? Per parcheggiare al posto di una sedia. In un posto di tutti, per diritto.

Maurizio era lì a terra. Morto. Perché Maria Adriana aveva parcheggiato nel posto di qualcuno. Il suo papà. Via per sempre. Maria Adriana non sentirti in colpa di niente. Queste sono belve. Ma ogni volta che vediamo una sedia e ci giriamo dall’altra parte, è giusto dirlo, un colpo di cric lo abbiamo dato anche noi.