Antonio Cutillo: “Perché la dignità dei pazienti non può più essere sacrificata”

Antonio Cutillo: “Perché la dignità dei pazienti non può più essere sacrificata”

antonio cutillo

Casaluce – Antonio Cutillo in una nota inviata alla nostra redazione dichiara: “Mi rivolgo a Voi non solo come cittadino, ma come trapiantato che, con grande fiducia nella sanità pubblica e nelle istituzioni, ha affrontato un lungo percorso di malattia, speranza e rinascita. Oggi, tuttavia, mi sento profondamente avvilito e deluso da una situazione che non trova più giustificazioni.

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’“𝐀𝐫𝐞𝐚 𝐓𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢”, un’iniziativa fondamentale promossa dall’AITF (Associazione Italiana Trapiantati di Fegato) e sostenuta anche dalla Direzione sanitaria, già 𝐩𝐚𝐫𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝟓𝟎% 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨. Un progetto pensato per offrire a noi trapiantati e trapiantandi, persone fragili, spesso immunodepresse, spazi adeguati, dignitosi, con una semplice sala d’attesa e servizi igienici dedicati. Non chiediamo privilegi, ma condizioni di base per la nostra salute e sicurezza.

Eppure, 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨.

Siamo ancora costretti a 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢𝐝𝐨𝐢 𝐚𝐧𝐠𝐮𝐬𝐭𝐢, luoghi di passaggio promiscui, accanto a barelle e pazienti appena operati, senza alcuna tutela per la nostra salute e dignità. Questo non è solo inaccettabile, è una 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢.

Inoltre, veniamo 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢, fondamentali per il nostro percorso post-trapianto. Oggi siamo spesso costretti a svolgerli in strutture esterne, lontane, difficili da raggiungere e spesso inadeguate, quando per anni tali accertamenti sono stati 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞. Questa regressione è non solo incomprensibile, ma estremamente dannosa per la nostra salute.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨, 𝐚 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐢𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢:
•Perché l’Area Trapianti non è ancora operativa?
•Che fine hanno fatto i fondi già stanziati dalla Regione?
•Quali sono i tempi previsti, se esistono, per l’apertura degli spazi?
•Chi si assume la responsabilità del ritardo e del disagio arrecato a centinaia di pazienti?

𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞, 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞. E soprattutto, 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐞.

Perché la dignità dei pazienti non può più essere sacrificata su un altare di inerzia e burocrazia. Siamo persone, non numeri. Abbiamo già affrontato abbastanza. Ora chiediamo solo ciò che ci è dovuto: 𝐜𝐮𝐫𝐚, 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀. Con profonda amarezza, ma con la determinazione che nasce dall’ingiustizia vissuta.”

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