Aversa – C’è un artista che sfida la tela come fosse il vento d’alta quota. Un uomo che vede nell’aereo non solo una macchina, ma un simbolo universale: il sogno e la rovina, il genio e l’incubo. Il suo nome è Alessio Soriano, pittore originario di Aversa che con il suo sguardo non si accontenta della superficie, ma dipinge per gettare l’uomo davanti al proprio riflesso. Ha dato un nome ben preciso alla sua ricerca: Aereocentrismo. Un’idea che non è solo pittura, ma una filosofia d’avanguardia che scava nelle contraddizioni della modernità, dove il progresso promette il cielo ma porta con sé il rischio della caduta.
Soriano non esalta il mezzo meccanico, né lo demonizza: lo osserva, cogliendone la potenza e la fragilità. Tutto è iniziato tra le piste del De Bernardi, dove da bambino alzava lo sguardo verso i caccia militari e i velivoli da soccorso. Suo padre, infermiere militare, conosceva bene i due volti del volo: quello che distrugge e quello che salva le vite. Da qui il giovane artista normanno ha capito che il volo non è mai neutrale. L’Aereocentrismo nasce proprio così: dal tentativo di tenere insieme bellezza e minaccia, futuro e memoria. Soriano non è un futurista che idolatra la velocità, ma un equilibrista sospeso tra il decollo e lo schianto.
Quando dipinge si muove come un pilota, istintivo ma preciso, accompagnato dalle note di Bob Dylan o dal silenzio assoluto. Nei suoi quadri le città sono esseri viventi e le macchine proiezioni delle nostre paure. Una visione potente che ha già conquistato il pubblico in diverse tappe espositive: ad Aversa, nella prestigiosa cornice di Palazzo Rebussa e presso il complesso di Sant’Antonio, per poi sbarcare a Roma, nel quartiere Monteverde, fino al suggestivo Borgo di Pratica di Mare.
Soriano non cerca un percorso solitario, vuole creare un movimento culturale. Desidera che il suo Sud e la sua terra ritrovino un’identità forte attraverso l’arte, scuotendo l’Italia dal rimpianto del passato. Se la sua pittura avesse una voce, direbbe: «Vola alto, ma non dimenticare la terra sotto di te». Un invito a guardare il cielo con occhi nuovi, cercando una risposta che, forse, è nascosta proprio tra le sue tele.


