Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 febbraio, si è tenuto, al Levi’s Stadium di Santa Clara, l’attesissimo Super Bowl.
In campo i Seattle Seahawks contro i New England Patriots, ma l’occhio del mondo non era puntato sulle due squadre in competizione, bensì sull’ halftime show che ha visto protagonista assoluto il cantante portoricano Bad Bunny, che è entrato nella storia: per la prima volta è salito sul palco un artista latino con un’esibizione quasi interamente in spagnolo.
Quello di Bad Bunny non è stato solo uno spettacolo musicale, ma un vero e proprio racconto identitario, che ha saputo unire ritmo, cultura, storia e geopolitica, con un’estetica volutamente lontana dal classico show pop statunitense a cui si era abituati.
Alla fine dello show quel “God bless America” urlato e seguito dall’elenco di tutti i paesi dell’America centrale e latina e poi il pallone con scritto “Together we are America” scagliato a terra. Così facendo, soprattutto in un clima di terrore come quello odierno negli Stati Uniti d’America, il cantante portoricano si è fatto voce di un messaggio di unione e tolleranza che è arrivato forte e chiaro: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”
Quest’omaggio alla multiculturalità, che caratterizza da sempre l’America, ha scatenato il malcontento del presidente statunitense Donald Trump, che non ha tardato a commentare lo show definendolo come il più brutto di tutti i tempi e non rappresentativo degli standard di successo, creatività ed eccellenza americana.


