Napoli – Giovanni Battista Caracciolo, conosciuto come Battistello, nacque a Napoli nel 1578 e fu con molta probabilità allievo del pittore caravaggesco Francesco Imparato.
Della sua formazione artistica, purtroppo, non si hanno molte notizie, se non dagli studi fatti dallo storico dell’arte Bernardo De Dominici (1683-1759), pubblicati nel volume: “Vite dei pittori, scultori ed architetti napoletani”.
Come è noto, Napoli fu una città al centro della pittura barocca, come testimoniano le straordinarie opere che ci hanno lasciato pittori come Caravaggio, Guido Reni, Jusepe De Ribera, Luca Giordano, Mattia Preti, Micco Spadaro, Aniello Falcone, Massimo Stanzione, Salvator Rosa e Bernardo Cavallino.
Il suo stile giovanile, invece, fu certamente tardo manierista, almeno fino al 1606, anno in cui la sua pittura subì importanti influenze da quella del Caravaggio che proprio in quell’anno era giunto a Napoli.
Risalgono proprio ai primi anni del Seicento, gli affreschi che l’Artista realizzò al Monte della Pietà, raffiguranti sei angeli sull’arco d’ingresso della Cappella. Qualche anno dopo, dipinse sempre per il Pio Monte della Misericordia un olio su tela con “San Pietro liberato dal carcere”, opera considerata uno straordinario esempio di scuola pittorica caravaggesca.
Battistello Caracciolo fu sicuramente l’ultimo grande pittore napoletano più vicino dal punto di vista tecnico a Michelangelo Merisi, da cui assorbì tutti gli elementi caratterizzanti come il sapiente utilizzo della luce e del chiaro scuro.
Nelle sue opere, infatti, emerge potente la specificità di un linguaggio espressivo basato sullo studio attento del disegno preparatorio e la leggerezza con la quale applica il colore che sembra quasi accarezzare le figure.
Con la stessa intensità espressiva del Caravaggio, realizzò opere di grande impatto emotivo, considerate vere pietre miliari di tutta la pittura napoletana del Seicento. Molte di queste, le realizzò tra il 1615 e il 1622, considerati gli anni più prolifici del pittore. Appartiene a questo periodo, uno dei suoi maggiori capolavori: “La lavanda dei piedi” del Museo di San Martino.
In essa sono molto evidenti le contaminazioni stilistiche di Fabrizio Santafede, una delle figure più autorevoli del panorama artistico partenopeo di quegli anni e fedele seguace di Caravaggio.
Battistello, in appena un decennio riuscì a conquistarsi una fama anche a carattere internazionale, come testimoniano le opere: “Cupido e la Morte” realizzato per la Cattedrale di Malta, il “San Giuseppe e il Bambin Gesù” del Musée Cantonal des Beaux Art di Losanna, oltre all’ “Ecce Homo” dell’Ermitage di San Pietroburgo.
Fu sicuramente uno dei primi artisti a cimentarsi con la luce ed i suoi effetti sui corpi delle figure, prerogativa assoluta del grande maestro, rifugiatosi a Napoli per sfuggire ad una condanna per un omicidio commesso durante una rissa a Roma.
I suoi soggetti preferiti non furono tuttavia solo quelli religiosi dipinti sulle numerose pale d’altare, ma anche quelli di ispirazione mitologica ed altri contenuti in alcuni affreschi.
Intorno al 1618 alcuni documenti testimoniano la sua presenza a Roma, dove si stabilì per studiare i grandi capolavori manieristi dei Carracci e dove ebbe modo di avvicinarsi alle nuove correnti della pittura figurativa che stavano, se pur lentamente, superando gli stereotipi di quella barocca.
Di nuovo a Napoli, tradusse le conoscenze apprese nella Capitale in spettacolari opere che uniscono i caratteri tonali del Manierismo, con la pittura figurativa, rielaborata con elementi caravaggeschi come la luce.
Tra i suoi dipinti universalmente conosciuti vanno sicuramente ricordati: “La Crocifissione di Cristo” del Museo si Capodimonte, “La Sacra Famiglia”, della Collezione Banca Carime di Cosenza, “Il Battesimo di Cristo”, della Quadreria dei Girolamini di Napoli, “L’Immacolata Concezione con San Domenico e San Francesco di Paola”, della Chiesa di Santa Maria della Stella a Napoli, la “Madonna col Bambino” del Museo di San Martino e il “San Giovanni Battista giovinetto”, oggi esposto al Museo Filangieri, sempre a Napoli.
Queste sono solo alcune delle innumerevoli opere realizzate dal Caracciolo, tra dipinti su tavola e su tela, oltre a diverse decorazioni ad affresco.
La sua arte, infatti è manifestata attraverso le diverse tecniche praticate con un’abilità non comune ai pittori suoi contemporanei.
Le sue esperienze nel campo della pittura, resero la sua identità di artista quasi irriconoscibile da quella del grande Caravaggio, per l’uso spettacolare della luce e dei toni chiaroscurali; i suoi personaggi, infatti, sembrano quasi abbandonare la naturale fissità bidimensionale della pittura a favore di un dinamismo plastico ed una tridimensionalità più vicina alla scultura che a quella realizzata su una qualsiasi altra superficie.
Dopo una lunghissima carriera, l’Artista morì a Napoli il 23 dicembre del 1635 e le sue spoglie deposte nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, anche se alcune ricerche recenti non ne confermano il luogo con assoluta certezza.



