La sera del 16 dicembre, alle ore 21, presso il Cinema Vittoria di Aversa, è stato proiettato il film “Bobò”.
Il regista, Pippo Delbono, ha voluto raccontare una storia di “amore”, nel senso greco del termine, ovvero φιλία (filia).
Difatti, Bobò è lo pseudonimo di Vincenzo Cannavacciuolo ed era analfabeta, sordomuto e microcefalo. Aveva vissuto per 48 anni all’ex manicomio di Aversa. Fu scoperto fortuitamente da Pippo Delbono, che, all’epoca, era stato incaricato di istituire un seminario di teatro.
In quel luogo, Bobò aveva iniziato ad appassionarsi all’arte e, nonostante le sue difficoltà, riusciva a farsi comprendere dal pubblico. Quando esce dal manicomio, Bobò entra a far parte della compagnia di Pippo Delbono e gli resterà accanto per ben 23 anni, fino alla sua morte.
In quei 23 anni, passati accanto a Pippo Delbono, Bobò aveva iniziato a vivere: vedeva il mondo per la prima volta e, finalmente, si sentiva “uomo”. Aveva trovato la sua vocazione: recitare e danzare.
In particolare, non aveva rinunciato a fermarsi dal ballare neanche quando non riusciva più a camminare.
Ma a essere salvato non è stato solo Bobò, anche il regista è tornato a vivere grazie all’attore. Infatti, Pippo Delbono ha affermato come, in quegli anni, era entrato in un periodo di grande depressione. In quel momento buio, conosce Bobò e, insieme, iniziano a danzare, a scoprire, a creare.
Tra loro nasce una grande amicizia, che andava oltre il lavoro e ogni difficoltà. Loro si capivano, nonostante non comunicavano verbalmente.
In modo catartico, tramite questo film, il regista ha voluto esprimere il suo dolore, ma ha voluto anche donare al pubblico un ricordo del grande Bobò.
La serata, presenziata dal regista, ha visto la commozione di molte persone in sala: tra adulti, che hanno vissuto quel periodo, e ragazzi, che si sono sentiti ispirati da questo grande lavoro e dalla grande personalità di Bobò.
Tra i presenti, c’erano anche Diego del Pozzo, giornalista e professore di Teoria, storia e metodo dei mass media all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, che ha fatto da moderatore, Ciro Tarantino, professore di Sociologia del Diritto all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Gaetano De Mattia, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Caserta.




