Carceri. Bari, agenti indagati per tortura: non più rinviabili nuove riforme

Primo Piano – Tortura mediatica nei confronti della Polizia Penitenziaria non e piu accettabile , eppure il sistema traballante già dapprima del COVID e le denunce dell’O.S.A.P.P. , precise e circostanziate , in Puglia non hanno mai trovato ne riscontri ne iniziative tese a ristabilire il rispetto delle leggi dello stato in un contesto ad alto rischio e presenza della criminalità organizzata che tra aggressioni minacce e tanto altro nei confronti degli uomini e donne della Polizia Penitenziaria , non solo , da tempo stanno mettendo a ferro e fuoco il sistema .

 Le  indagini e misure cautelari nei confronti di appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria con a carico l’ipotesi del grave reato di tortura commesso ai danni di un detenuto per un presunto pestaggio che sarebbe avvenuto nel carcere di Bari lo scorso 27 aprile , saranno argomento di profonda riflessione .

Questa volta e anche in questa circostanza riponiamo incondizionata fiducia nella magistratura e negli organi inquirenti, chiedendo che facciano piena luce sull’accaduto nella speranza che tutti gli agenti coinvolti riescano a dimostrare la correttezza del loro operato. Tutto questo, però, a prescindere da quella che sarà la verità processuale, dimostra ancora una volta la totale e disastrosa disfunzionalità del sistema penitenziario e una persistente emergenza mai affrontata compiutamente dalla precedente compagine politica e amministrativa.

“ Continua il segretario Montesano”, appare evidente che Episodi come questi vanificano il diuturno sacrificio e infangano la straordinaria professionalità di 36.000 donne e uomini del Corpo di polizia penitenziaria che quotidianamente assicurano la sicurezza nelle carceri del Paese e costituiscono al tempo stesso l’ultimo baluardo di umanità nelle frontiere penitenziarie, connotate ancora da suicidi (74 detenuti e 4 operatori si sono tolti la vita nel 2022), violenze fisiche e morali, sovraffollamento, sofferenze e abbandono della politica.

Chi sbaglia va individuato, isolato e perseguito, ma se le indagini per il reato di tortura sono ormai numerose e interessano carceri diverse in tutto il Paese, probabilmente, c’è molto di più di qualcosa nell’organizzazione complessiva che non funziona e da correggere. 

“Conclude Montesano” Allora, chiediamo al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e alla nuova compagine di Governo  di aprire immediatamente un tavolo di confronto  permanente e dare  consequenzialità agli annunci fatti per interventi immediati ,pena , maggiori e più gravi conseguenze.

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