Carinaro – Il parroco don Antonio Lucariello sulla pagina Facebook della parrocchia ha dichiarato: “Carissimi fratelli e sorelle, negli ultimi giorni sono circolati sui social alcuni commenti riguardanti la recente “Festa della Birra”, organizzata da un gruppo di giovani del nostro paese, nei quali sono stati attribuiti alla Parrocchia e al Parroco comportamenti che desidero chiarire per amore della verità e della trasparenza.
Durante la fase organizzativa dell’evento, gli organizzatori avevano scelto come immagine identificativa della manifestazione la facciata della nostra Chiesa Parrocchiale. Tale scelta ha generato alcune incomprensioni, poiché poteva far pensare a un collegamento diretto con la Parrocchia. Per questo motivo è stato semplicemente chiesto di valutare una soluzione grafica diversa, così da evitare equivoci e tutelare il significato religioso dell’immagine della Chiesa.
Successivamente alcuni organizzatori sono venuti a porgere le proprie scuse, che ho accolto con serenità e disponibilità al dialogo. In quella stessa occasione è stata richiesta la concessione in prestito di tavoli e sedie della Parrocchia per lo svolgimento della manifestazione. Ho invitato i ragazzi a riflettere sull’importanza di un impegno futuro affinché l’utilizzo dei beni parrocchiali fosse accompagnato dal rispetto delle disposizioni della Chiesa e da una maggiore attenzione al valore dei simboli religiosi.
Non vi è mai stata la volontà di ostacolare la festa o di creare divisioni. La decisione di non concedere il materiale della Parrocchia è stata presa unicamente in coerenza con le responsabilità che il ruolo di Parroco comporta e con il desiderio di custodire il significato dei simboli della nostra comunità. Anche nei giorni successivi ho cercato di mantenere aperto il dialogo, proponendo nuovamente un confronto sereno e la disponibilità a trovare una soluzione condivisa per il futuro.
In seguito sono stato contattato dalla Curia Vescovile di Aversa per fornire chiarimenti sulla manifestazione. Ho spiegato che l’iniziativa non era organizzata né dalla Parrocchia né dal sottoscritto. La Curia ha invitato a un confronto con spirito paterno e nel rispetto delle indicazioni della Chiesa. Pertanto, in data mercoledì 15 luglio, mi è stata inviata una comunicazione ufficiale, della quale prendiamo rispettosamente atto.
“𝑅𝑒𝑣.𝑑𝑜 𝑑𝑜𝑛 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑜,
𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑖𝑙𝑒𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖 𝑟𝑒𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖. 𝐷𝑎𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙 𝑒’ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑏𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐹𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑖𝑟𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎’ 𝑖𝑛 𝐶𝑎𝑟𝑖𝑛𝑎𝑟𝑜, 𝑡𝑢𝑜 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑖𝑙 𝟷𝟽 𝑒 𝟷𝟾 𝑙𝑢𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑝.𝑣., 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑆. 𝐸𝑢𝑓𝑒𝑚𝑖𝑎 𝑉. 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑜𝑔𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜.𝑃𝑢𝑟 𝑣𝑜𝑙𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎’, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑜𝑡𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑜𝑛𝑎, 𝑒’ 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖.𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝐷𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝐶𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜, 𝑎𝑙 𝑐𝑎𝑛𝑜𝑛𝑒 𝟷𝟸𝟾𝟺, 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎, 𝑑𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑜 𝑝𝑟𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑒, 𝑒’ 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑏𝑒𝑛𝑖 𝑒𝑐𝑐𝑙𝑒𝑠𝑖𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐𝑖 𝑎𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑡𝑖, 𝑓𝑟𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎. 𝐿𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑜 𝑣𝑖𝑔𝑖𝑙𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒’ 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒𝑡𝑎’ 𝑑𝑒𝑖 𝑏𝑒𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑠𝑐𝑎 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑜, 𝑒 𝑐𝑖𝑜’ 𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑑𝑒 𝑖𝑛𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑜, 𝑎𝑣𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑒𝑙𝑢𝑡𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜.
𝐿𝑎 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑣𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑐𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖 𝟷𝟸𝟷𝟶 𝑒 𝟷𝟸𝟷𝟹, 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑖𝑜’ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑜, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑎’ 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑙𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐸𝑠𝑠𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑡𝑎’ 𝑒𝑐𝑐𝑙𝑒𝑠𝑖𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑢𝑟𝑖𝑠𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑜, 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜𝑛𝑒 𝑙’𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑠𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑎𝑛𝑜 𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑡𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎’ 𝑒𝑐𝑐𝑙𝑒𝑠𝑖𝑎𝑙𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑛𝑎𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑖𝑠 𝑐𝑖𝑜’ 𝑣𝑎𝑙𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒, 𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜’ 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑡𝑎 𝑎𝑑 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎’ 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑐𝑟𝑜, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑛𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒’ 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒.𝐿𝑒 𝐿𝑖𝑛𝑒𝑒 𝑔𝑢𝑖𝑑𝑎 𝑠𝑢𝑖 𝐵𝑒𝑛𝑖 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑒 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑂𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝟷𝟿𝟿𝟸, 𝑎𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑔𝑜𝑟𝑒, 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑒𝑐𝑐𝑙𝑒𝑠𝑖𝑎𝑙𝑒 ℎ𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑎𝑙𝑒 𝑙’𝑒𝑣𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑙𝑎 𝑙𝑖𝑡𝑢𝑟𝑔𝑖𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒: 𝑣𝑖𝑒𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑙’𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑖𝑛𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑎𝑛𝑖, 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑟𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑖𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎’ 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑎, 𝑠𝑢𝑏𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑎𝑙𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑙’𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑢𝑠𝑜, 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑖 𝑒𝑐𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖, 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑂𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑎𝑛𝑜. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑜’ 𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑜 𝑆𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑜, 𝑖𝑙 𝐶𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝐵𝑒𝑛𝑖 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖, 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙’𝑎𝑟𝑡. 𝟷𝟶𝟽-𝟷𝟶𝟾 𝐷.𝐿𝑔𝑠. 𝟺𝟸/𝟸𝟶𝟶𝟺, 𝑖𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑙𝑒𝑔𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙’𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒𝑐𝑐𝑙𝑒𝑠𝑖𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑎𝑑 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑎𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑎 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑟𝑐𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑑𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑’𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒.𝑅𝑒𝑣.𝑑𝑜 𝑑𝑜𝑛 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑜, 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖 𝑛𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑡𝑖 𝑒 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑟𝑡𝑢’ 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑜 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑒 𝑑𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑎𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑛𝑐𝑜𝑙𝑎𝑡𝑒, 𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑎𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑏𝑜𝑛𝑡𝑎’ 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑟𝑟𝑜𝑐𝑜 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒, 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒’ 𝑠𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑎 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑎, 𝑛𝑒𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎’ 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜, 𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎’ 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑆. 𝐸𝑢𝑓𝑒𝑚𝑖𝑎 𝑉. 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑔𝑜𝑑𝑒𝑟𝑒.𝐼𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑝𝑜𝑟𝑔𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑖𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑖 𝑒𝑑 𝑎𝑢𝑠𝑝𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑖𝑐𝑢𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑡𝑜𝑟𝑎𝑙𝑒.𝑈𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑛𝑐𝑒𝑙𝑙𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑉𝑒𝑠𝑐𝑜𝑣𝑖𝑙𝑒 – 𝐷𝑖𝑜𝑐𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝐴𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎”
Desidero inoltre chiarire il confronto fatto con la Sagra Eufemiana. Pur presentando alcuni aspetti di aggregazione popolare, si tratta di un’iniziativa inserita nei solenni festeggiamenti patronali in onore di Sant’Eufemia Vergine e Martire, parte integrante delle attività della Parrocchia e autorizzata secondo le disposizioni dell’Autorità ecclesiastica competente. La differenza fondamentale riguarda quindi la natura dell’iniziativa, il soggetto che la promuove e il suo legame con la vita pastorale della comunità.
Infine, riguardo all’utilizzo dell’immagine della Chiesa Parrocchiale, comprendo profondamente il valore affettivo e identitario che essa rappresenta per tutti noi. La nostra Chiesa è un simbolo della storia e dell’appartenenza della comunità, ma proprio per questo deve essere custodita nel suo significato religioso. I simboli e le immagini sacre richiedono attenzione e rispetto, soprattutto quando vengono associati a iniziative esterne alla missione propria della Chiesa.
Il chiarimento della Parrocchia nasce quindi non dal desiderio di creare contrapposizioni, ma dalla volontà di custodire ciò che appartiene alla comunità e di continuare a costruire rapporti fondati sul dialogo, sulla collaborazione e sul rispetto.
𝗜𝗻𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗳𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝗳𝗮 𝗱𝗮 𝘂𝗻 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮𝗿𝗼, non è mai mancata da parte mia la volontà di un confronto diretto con i ragazzi coinvolti. Ho chiamato personalmente l’altro ieri, per ben due volte e alla presenza di testimoni, uno degli organizzatori più impegnati nell’evento. Dopo un primo momento senza risposta immediata, lo stesso mi ha poi comunicato tramite messaggio che avrebbe incontrato gli altri ragazzi per individuare insieme un momento in cui poterci vedere serenamente, magari davanti a un caffè o a una pizza, in uno spirito di fraternità e dialogo. Il contatto, quindi, è sempre avvenuto direttamente con gli interessati e non tramite altre persone.
Concludo dicendo che, come Parroco, scelgo abitualmente di astenermi dall’utilizzo dei social network. Ho ritenuto tuttavia doveroso pubblicare questo comunicato per offrire a tutta la comunità un’informazione chiara, sincera e trasparente sui fatti. Rinnovo, infine, la mia piena disponibilità al dialogo: chiunque desideri un confronto personale sarà sempre il benvenuto in Parrocchia, dove sarò lieto di accogliere tutti con lo spirito e la bontà di un padre. Con affetto e disponibilità al confronto, Il Parroco Don Antonio Lucariello.”
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