Casal di Principe – Si è svolta il 3 luglio, dalle 19:00, a Casa Don Peppe Diana, la seconda delle tre serate promosse dal Comitato Don Peppe Diana nell’ambito della XIX edizione del Festival nazionale dell’Impegno Civile.
La rassegna, organizzata dal Comitato Don Peppe Diana, tra cui Tina Cioffo, Raffaele Carotenuto e Chiara Virgilio, in collaborazione con l’associazione Libera e Mariano Scuotri del comune di Aversa, si concluderà questa sera con la terza e ultima serata dedicata alle premiazioni.
Alla realizzazione della serata hanno contribuito diverse associazioni del territorio, tra cui Patatrac, Generazioni, Casaluce in Movimento, CasaleLab, Univ e Rotaract.
A introdurre il significato dell’edizione 2026 è stato il direttore artistico del Comitato Don Peppe Diana, Francesco Diana, che ha affermato: “Il tema è Abitare il bene. Abitare i luoghi che sono stati abbandonati e, poi, recuperati. Dare fiducia ai giovani, essere esempi ed esserlo costantemente tutto l’anno, non solo il 4 luglio”.
Intervento significativo è stato anche quello di Simmaco Perillo, membro dell’associazione Libera: “Siamo alla XIX edizione del Festival nazionale dell’Impegno Civile. Un festival che fin dal principio muoveva i suoi primi passi con una necessità: ovvero l’idea di ripartire, di riscattare queste terre, partendo dal riutilizzo dei beni confiscati, sottratti alla criminalità organizzata”.
La serata è stata arricchita da numerosi momenti musicali che hanno coinvolto il pubblico. Sul palco si sono esibiti Alice, vincitrice del Social Fest, la band BSR, composta da Mario Griffo, Giusy Cretella e Antonio Guida, il giovanissimo Samuele, appena undicenne, e la voce emergente di Benedetta.
A coinvolgere il pubblico è stata anche l’animazione del gruppo scout di Casal di Principe 1, che hanno insegnato le danze tradizionali, regalando un momento di condivisione e allegria capace di coinvolgere persone di tutte le età.
Spazio poi al teatro con il monologo di Carmine Di Martino e Giorgio Fabozzo di Atto Zero, portato in scena dall’associazione Ammuina. Un intenso omaggio dedicato a tutte le donne e gli uomini che hanno combattuto la criminalità organizzata, pagando spesso con la propria vita.
Tra i momenti più apprezzati della serata anche l’esibizione dei Tozza Bancone, che, accompagnati dalla chitarra, hanno proposto due poesie originali, capaci di unire ironia e profondità. La prima dedicata alla Terra dei Fuochi, mentre la seconda al dramma dei migranti che perdono la vita nel Mediterraneo.
A seguire, i giovani di Up Stories hanno interpretato una toccante lettera rivolta a Don Peppe Diana. Il monologo, affidato a due ragazzi, Martina Cafaro e Ivan de Stefano, accompagnati dalle note della violinista Irene Izzo, ha emozionato il pubblico, trasformandosi in un ideale dialogo tra le nuove generazioni e il sacerdote simbolo della lotta alla camorra.
A seguire ha preso la parola Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe, che ha rivolto un appello alla partecipazione attiva dei cittadini, richiamando i principi fondanti della Costituzione: “Bisogna riappropriarsi del potere previsto dalla Costituzione: la sovranità appartiene al popolo. Il popolo vi rinuncia quando non va a votare, quando non occupa i partiti, quando non va a fare politica, quando non partecipa alle battaglie, alle lotte che implicano un sacrificio”.
Prima della conclusione della serata sono intervenuti anche i rappresentanti delle realtà associative e istituzionali del territorio, tra cui il vicepresidente dell’associazione Wake Up Uagliù, Yuri Cutillo, e il presidente di Nuova Alba, Antonio Fontana.
A fare da filo conduttore dell’intera manifestazione è stato Benedetto Maria Fusco, membro dell’associazione locale Wake Up uagliù, che ha dichiarato: “È un grande onore per noi, nuove generazioni, organizzare un evento del genere a Casa Don Peppe Diana. Una casa che rappresenta la libertà e la lotta dell’umanità contro le camorre e tutto ciò che è ingiusto sul nostro territorio. Penso che sia fondamentale che la nostra generazione si avvicini a tutto ciò”.
In un luogo simbolo come Casa Don Peppe Diana, la cultura continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per costruire un’alternativa concreta alla criminalità organizzata, dimostrando che il riutilizzo dei beni confiscati, l’arte e la condivisione possono trasformarsi in motori di cambiamento per l’intero territorio.
Foto di Luigi Pio Stabile


