Cesa – Piccolo crocevia di giovani idee e antiche fatiche, Giulio Mangiacapra ha scelto di dimettersi dall’incarico di Coordinatore e Consigliere del Forum dei Giovani. Lo ha fatto con una lettera che, nella sua compostezza, risuona come un gesto raro nel panorama pubblico italiano: sobrio, rispettoso, ma intriso di una lucidità che lascia il segno.
«La decisione è stata maturata dopo un’attenta riflessione», scrive Mangiacapra, evocando un senso di responsabilità che oggi appare quasi aristocratico nella sua sobrietà. Parla di “impegni personali” e della “volontà di favorire un rinnovamento interno”, ma dietro quelle parole si percepisce una più profonda esigenza: quella di restituire verità al concetto di partecipazione, troppo spesso ridotto a slogan.
«La continuità e la presenza costante nei lavori», prosegue, «sono elementi fondamentali per rendere il Forum un luogo realmente rappresentativo». È una frase che suona come un invito, ma anche come un giudizio implicito su un’Italia dove la partecipazione civica si spegne tra inerzia e abitudine. Una critica sottile, pronunciata senza amarezza, ma con la fermezza di chi sa che il dovere civico non è una posa, bensì un esercizio quotidiano di coerenza.
Mangiacapra ringrazia, riconosce i progressi ottenuti, eppure il tono resta quello di un congedo consapevole. «Solo attraverso una partecipazione viva e condivisa sarà possibile garantire al Forum la credibilità e la forza che merita». È la voce di un giovane che non cede al disincanto, ma constata, con misura e lucidità, quanto fragile sia la fiducia collettiva. Nel suo passo indietro non c’è resa, ma una lezione di stile: la prova che si può criticare un sistema senza alzare la voce, con la sola forza della parola giusta al posto giusto — e del silenzio che segue.



