Campania – A chi di noi non è mai capitato attraversando le città italiane, di vedere dipinti i muri di case e palazzi, specialmente nei quartieri periferici? Bisognerebbe chiedersi, cosa potrebbe celarsi dietro quelle forme di espressione che a prima vista possono essere superficialmente classificate come semplici manifestazioni di inciviltà, o peggio, come atti vandalici.
In quei luoghi dove regna il degrado e si respira un’aria di forte disagio sociale, basterebbe fare una differente classificazione di questi fenomeni, certamente non giustificando quelli da codice penale, quali gli sfregi ad opere d’arte, o l’ imbrattare con scritte e stupidi graffiti le testimonianze artistiche e storiche largamente presenti su tutto il nostro territorio nazionale, ma avere un occhio più attento verso quei fenomeni espressivi sottovalutati dalla vita frenetica di ogni giorno che colorano il grigiore del degrado urbano.
L’inserire una nota di colore su quei colossi inanimati di cemento armato, frutto di una selvaggia speculazione edilizia e di una poco attenta gestione politica, significherebbe conferirgli una nuova vita, certamente più in armonia con l’ambiente circostante. Purtroppo, lo squallore e il degrado delle periferie, sono figli legittimi di una classe politica corrotta che nel corso di sessant’anni e più, ha costruito insieme ai quartieri-ghetto, solo un’efficiente macchina clientelare.
A questo punto ci viene spontaneo pensare se non sarebbe più logico condannare coloro che hanno permesso di perpetrare degli scempi e che hanno a sproposito chiamato architettura moderna, le Vele di Scampia a Secondigliano, lo Zen a Palermo, il Japigia a Bari, il Testaccio a Roma e gli agglomerati di edilizia popolare di quasi tutte le città italiane, invece di quegli autentici talenti, a molti sconosciuti, che esprimono una grandiosa forza creativa all’ombra di quella che è l’arte ufficiale.
Contrariamente all’Italia, in quasi tutta Europa il discorso diviene molto più ampio e diversificato. Da questo punto di vista, ad Amsterdam, esistono dei quartieri in cui la libertà di espressione creativa non solo e ampiamente tollerata, ma viene seguita molto dai percorsi artistici ufficiali. Non semplicemente artisti di strada, ma in molti casi autentici talenti che meritano a pieno titolo di uscire dall’ombra e dalla promiscuità in cui operano. Queste forme espressive, potrebbero portare avanti quella ricerca artistica che l’Appenning da circa 60 anni studia e propone.
Non a caso l’Artista statunitense Keith Haring (1958-1990) già dalla fine degli anni ’70 fu considerato una stella nascente della Street Art, un forma d’espressione che iniziò a diffondersi largamente in America e successivamente oltre Oceano. Haring, soprannominato il pittore dei temi sociali, nel 1989 venne in Italia, dove realizzò sulla parete esterna della Canonica di Sant’Antonio Abate a Pisa, il grande murales “Tuttomondo”.
Il grande dipinto che occupa una superficie di circa 180 metri quadri, è un inno alla pace tra i popoli e all’armonia del mondo.L’intero impianto pittorico è costituito da trenta figure umane policrome con animali, incastrate fra loro che circondano la Croce Pisana, simbolo della città. Nel 2012, l’opera è stata sottoposta ad un importante restauro conservativo, dalla Fondazione Keith Haring, in collaborazione con il Comune di Pisa e la ditta Caparol Center, che nel 1989 fornì i colori per la sua realizzazione.
Un esperimento del genere fu fatto a Napoli, nelle stazioni della metropolitana ed analogamente in quelle di Roma e il risultato finale non è stato per nulla sottovalutabile. Infatti, nel corso degli ultimi decenni, è stato finalmente ufficializzato tale fenomeno, affidando la loro progettazione e decorazione ad artisti famosi, rendendo così le stazioni della metro veri e propri musei sotterranei. Questi esperimenti creativi, sono stati realizzati con successo dagli anni ‘80 nelle metropolitane di Mosca e Stoccolma, quest’ultima considerata la più grande galleria d’arte Underground d’Europa e più recentemente in quella di Atene.
Stazioni concepite per essere dei luoghi dinamici e colorati, non più destinate esclusivamente al transito quotidiano di migliaia di persone.Sempre più città hanno realizzato vere e proprie gallerie d’arte sotterranee accessibili a tutti ed uno dei risultati migliori è stato sicuramente quello che si è avuto a Napoli.
La città, infatti, insieme al lungo processo di ammodernamento ed ampliamento della rete della metropolitana iniziato nel 1995, ha visto realizzati più di duecento capolavori di arte e di architettura contemporanea, come quelli che si possono ammirare nelle nuove stazioni Museo, Università e Toledo.
Un aspetto del problema molto incoraggiante, ma non ancora sufficiente per costruire delle città a misura d’uomo, al di là dell’arcaica concezione rinascimentale di Piero Della Francesca, piuttosto che di quella del visionario architetto organicista Frank Lloyd Wright, sostenitore del rapporto simbiotico, tra uomo, ambiente e natura. Un’arte spesso sottovalutata, in molti casi ignorata a cui sarebbe doveroso dare ancora più spazi creativi, magari incominciando proprio da quei quartieri bui e angusti delle grandi città, privi di identità, in cui il grigio e il colore dominante.
Facendo ricorso alla sociologia, non è escluso che ciò potrebbe anche restituire un po’ di buonumore tra gli uomini. Infatti, studi molto approfonditi in questo ambito, hanno confermato che il colore ha effetti benefici sulla psiche umana. D’altronde è un dato di fatto che il colore è il più forte stimolante cerebrale e ad esso si associano diversi stati d’animo e significati che fanno parte della nostra vita quotidiana.




