Per il mondo scientifico, l’esistenza della magia è sempre stata considerata superstizione. Un qualcosa di primitivo, appartenuto al mondo popolare, con le sue credenze e le sue manifestazioni misteriose, non riconosciute né dalla chiesa, né dal pensiero positivista.
Ma è altrettanto vero, che nel corso dei secoli l’uomo è stato testimone di strani fenomeni, a volte inspiegabili. Questi, nell’immaginario collettivo del mondo subalterno, specialmente di quello contadino, sono stati definiti come forze soprannaturali e misteriose.
In questo universo variegato dell’occulto, rientrano le fatture, i sortilegi e gli incantesimi, spesso fatti per amore, per salute, per scongiurare un evento nefasto, o addirittura per la morte.
Esistono tuttavia molti studi su questi fenomeni e molte pubblicazioni che hanno affrontato questi problemi, nella maggior parte dei casi descritti come leggende oppure come “inspiegabili fenomeni dell’ignoto”.
I rituali magici chiamati fatture, risalgono ad antichi riti ortodossi; questi avevano l’intento di concedere agli uomini, la facoltà di dominare quelle forze sovrannaturali atte a colpire lo stato esistenziale di altri uomini. Per questi motivi, la fattura era considerata un rituale che “stregava” gli individui anche fisicamente lontani da coloro che la propinavano.
Fin dall’antico Egitto e nei territori che formavano la Mesopotamia, venivano sacrificati dei piccoli animali attraverso riti tribali. Queste manifestazioni magico-religiose erano azioni simboliche propiziatorie, spesso dedicate alle divinità, ma anche per colpire a morte un nemico. L’azione perpetrata sull’animale dallo stregone, doveva realizzare un’azione analoga sulla persona da colpire.
Con l’evoluzione dell’uomo, ovviamente si sono evolute anche tutte quelle pratiche che rientrano nella definizione di fattura. Nel corso dei secoli, essa non ha richiesto più il sacrificio di animali, ma si è concentrata maggiormente sul controllo mentale e sul dominio delle entità sovrannaturali. I rituali, infatti, miravano al cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti degli individui colpiti, che non mostravano più gli aspetti del loro carattere, tanto da non essere riconosciuti nelle loro azioni, anche dalle persone a loro più vicine.
I soggetti colpiti, (molto spesso ipocondriaci) mostravano malessere diffuso, difficilmente diagnosticabile come uno stato patologico e questo rafforzava ancor più le credenze sulla reale esistenza di fatture e di malefici.
Nel corso della storia, anche la scienza è stata spesso scambiata per magia. Ne sono l’esempio le vicende legate alla vita di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero che fu osteggiato per le sue sperimentazioni in ambito scientifico, perché ritenute alchimia.
La figura del principe, inventore, scienziato e massone, come testimonia l’inequivocabile affresco dell’omonima Cappella, “La Gloria del Paradiso”, alimentò molte leggende nel Regno delle due Sicilie, poiché nell’immaginario popolare si riteneva che egli praticasse nel laboratorio del suo palazzo, esperimenti di magia. Ne sono la prova le famose macchine anatomiche, scheletri di un uomo e di una donna, sui quali il famoso medico palermitano Giuseppe Salerno, insieme a Raimondo di Sangro tra il 1756 e il 1764, costruì con fili di ferro e cera d’api, l’intero sistema arterovenoso, riproducendo addirittura un feto nel ventre della donna.
Durante la caduta della Repubblica Partenopea, molti scienziati delle nostre terre furono incarcerati e condannati a morte proprio perché le loro idee positiviste, venivano scambiate per magia. Un altro esempio è quello legato alle vicende della vita del medico botanico Domenico Cirilllo, patriota ed illuminista convinto, arrestato nel 1799.
Nei piccoli centri rurali del Mezzogiorno d’Italia, fin dagli inizi del secolo scorso, invece, coloro che praticavano l’esoterismo erano maghi o fattucchiere, che attraverso degli oggetti, come bambole, candele, spille e spicchi d’aglio, creavano una corrispondenza tra la persona che vi si era rivolta, e l’azione desiderata. Per fare un esempio, un nodo fatto ad un nastro, simboleggiava il legame amoroso verso l’uomo o la donna che si desideravano. Un’altra pratica diffusa in ambito magico, era quella di usare il rospo come segno dell’amore carnale, come facevano le streghe nel Nord Europa. In esso, secondo le credenze popolari, era racchiusa la femminilità e l’erotismo.
Le bambole di pezza, come le fotografie, invece, erano usate in ambito esoterico, prevalentemente come simulacri, cioè un’immagine in miniatura su cui “operare”.
In genere la fattucchiera, costruiva una piccola bambolina di creta o di stoffa, su cui applicava peli o capelli appartenenti alla persona da colpire. Sempre durante queste sedute, si fabbricavano intrugli vari a base di polveri e liquidi imprecisati, che avevano lo scopo di innescare la magia.
Si riteneva che la potenza di questi rituali, fosse tale da compromettere anche le forze sessuali dei soggetti che ne erano colpiti.
Il grande esoterista francese Eliphas Levi (1810-1875) sosteneva che la potenza creatrice, cioè quella sessuale e generatrice, sta nell’unione delle due polarità, negativo + positivo, passivo + attivo, luna + sole, donna + uomo. Infatti, facendo ricorso ancora una volta alla scienza, anche la creazione dell’Universo poggia sulle sintesi delle due forze e tutto questo può essere potenziato attraverso la bipolarità delle energie dell’uomo e della donna.
Molto spesso gli aspetti legati alla magia, sono stati descritti come qualcosa di irrazionale, frutto dall’elaborazione della mente umana. L’uomo moderno, tuttavia, nonostante consideri questi fenomeni credenze e superstizioni popolari, nel suo intimo ne ha sempre avuto paura. La sua superiorità, di fronte ad avvenimenti misteriosi ha sempre dovuto fare marcia indietro, a discapito della razionalità e del pensiero positivista, che dà una spiegazione scientifica ad ogni fenomeno della natura.
Nel Medioevo, la magia o solo il sospetto che un individuo potesse esercitarla, veniva punita con la morte. Uno dei fenomeni storici più conosciuti, infatti, era “la caccia alle streghe”, poiché si pensava che queste, avendo fatto un patto con il diavolo, fossero portatrici di sventure, malattie e malefici contro l’umanità.
Le donne accusate di stregoneria, venivano condannate al rogo e le loro pratiche considerate eresia.
Lo stesso trattamento veniva riservato agli uomini che esercitavano pratiche scientifiche e sperimentali, lontane dai dogmi della chiesa e del mondo religioso, sia cattolico che ortodosso.
La condanna al rogo degli eretici, a partire dal XVI secolo fu equiparata alla stregoneria ed entrambe considerate anche reati civili e molto spesso, utilizzata per soffocare le ricorrenti rivolte del mondo contadino verso il potere delle classi dominanti.




