Primo Piano – Il tragico femminicidio di Sara Campanella, la 22enne accoltellata a morte, si è concluso in maniera drammatica e paradossale: niente processo, nessuna condanna, nessuna giustizia per la vittima e la sua famiglia. Il responsabile del delitto, Stefano Argentino, 27 anni, si è tolto la vita all’interno del carcere di Gazzi, lasciando il caso in un limbo giudiziario.
La morte del reo confesso ha generato una controversia legale che rischia di trasformarsi in un vero paradosso giuridico: secondo le normative vigenti, lo Stato italiano potrebbe essere costretto a risarcire la famiglia dell’omicida per omessa vigilanza in carcere.
Al centro del dibattito vi è la Legge 122 del 2016 (ex Legge 199/2003), che disciplina gli indennizzi alle vittime di reati violenti intenzionali, ma che presenta gravi lacune interpretative e applicative, spesso penalizzando i familiari delle vittime.
Il suo avvocato, Giuseppe Cultrera, ha dichiarato pubblicamente:
“L’unica responsabilità è da attribuire allo Stato, che non ha accolto la nostra richiesta di perizia psichiatrica”.




