Le novità della pittura italiana fra Duecento e Trecento, si devono soprattutto a quel grande processo di rinnovamento avviato in Toscana da Cenni di Pepo, in arte Cimabue e perfezionato da Giotto, suo discepolo.
Questi, infatti, continuando il percorso tracciato dal suo maestro, fu l’artista che meglio seppe sostituire la fissità ieratica della pittura bizantina, con una nuova concezione del rapporto volumetrico ed espressivo dei personaggi rappresentati.
Giotto di Bondone, questo il suo nome completo, nacque a Colle di Vespignano nel Mugello, presumibilmente intorno al 1267. Non esiste una vera e propria documentazione che possa attestare con certezza l’anno preciso della nascita del pittore, tranne che per la località della provincia di Firenze, oggi conosciuta più semplicemente con il nome di Vicchio.
L’ artista, formatosi alla bottega di Cimabue, è stato sicuramente il pittore più moderno della sua epoca. Anticipò di circa un secolo, gli studi sulla prospettiva geometrica (1417-1420), inventata da Filippo Brunelleschi, il geniale architetto che progettò la cupola di Santa Maria del Fiore, emblema della città di Firenze e della potenza della famiglia Medici.
Il suo metodo intuitivo di rappresentare lo spazio, gli consentì di inserire nelle opere una tridimensionalità che non si era mai vista prima, andando oltre la pittura del XIII e del XIV secolo, ancora fortemente radicata alla tradizione bizantina.
L’ innovazione della rappresentazione giottesca, infatti, emerge in tutta la sua modernità, se si confrontano le sue opere con quelle dei grandi maestri della scuola pittorica senese, come Simone Martini, Duccio da Buoninsegna (uno dei capiscuola senesi) ed Ambrogio Lorenzetti. I soggetti delle loro opere, diversamente da quelli di Giotto, erano inespressivi e statici; le composizioni piatte e ricche di decorazioni di colore oro, come le pale d’altare, largamente diffuse nelle chiese bizantine e nelle basiliche romaniche.
Il pittore Giorgio Vasari, artista poliedrico del Cinquecento e conoscitore esperto delle tecniche artistiche, nella sua colossale opera “Le Vite dé più eccellenti Architetti, Pittori et Scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” edito nel 1568, paragona la pittura di Giotto ad “un miracolo che riporta in vita il disegno, in un’ età inetta, in cui l’ uomo non ne aveva alcuna concezione”.
Giotto, quindi, con la sua pittura “moderna” , supera tutti i limiti presenti nell’ iconografia religiosa medievale.
Questi segni distintivi, sono particolarmente evidenti nel meraviglioso ciclo d’affreschi dedicato alle “Storie della vita di San Francesco” ad Assisi.
La maestosa opera, suddivisa in 28 capitoli dedicati alla vita del Santo, fu realizzata dall’ Artista tra il 1292 e il 1296 (ed oltre) nella parte inferiore della Basilica Superiore di Assisi.
Nella sua prolifica carriera di pittore, Giotto realizzò uno straordinario numero di opere di contenuto religioso. Fanno parte di queste: “Il Crocifisso ligneo di Santa Maria Novella”, realizzato tra il 1292 e il 1295, la “Deposizione della Croce”, del 1295 circa, il “Presepe di Greccio”, contenuto nei capitoli dedicati a San Francesco, la “ Maestà di Ognissanti”, del 1306, oggi a Galleria degli Uffizi, “Il bacio di Giuda”, del 1303-1305, episodio facente parte del ciclo d’ affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, “Le stigmate di San Francesco” 1295-1300, del Museo di Louvre a Parigi, “ La Madonna di Borgo San Lorenzo”,1295, di Pieve di San Lorenzo a Firenze ed il ciclo pittorico realizzato a Padova, nella Cappella della famiglia Scrovegni, oggi patrimonio dell’ UNESCO, tanto per citarne solo alcune.
L’artista fu il più importante precursore della pittura del Rinascimento. I suoi contributi sono stati determinanti per l’ affermazione di quella dimensione innovativa, che si consolidò con l’ Umanesimo e si diffuse rapidamente in tutta Europa. Dopo aver dedicato tutta la sua vita all’arte, Giotto morì a Firenze, l’8 gennaio del 1337.



