Gricignano – Dov’è finito il parco archeologico di Gricignano? Il piccolo paese confinante con Aversa, nel corso degli anni ha restituito alla luce un ingente numero di reperti archeologici risalenti all’ età del ferro e del bronzo.
Sono stati documentati in quasi cinque ettari del suo territorio, numerose scoperte attribuibili con certezza all’ età etrusca, costituite da anfore, suppellettili, monete e vasellame di ogni tipo. L’ importanza e il valore dei reperti recuperati nel corso degli anni, ci fanno comprendere quanto sia necessaria la salvaguardia di quella zona, che un tempo insieme ai paesi di Sant’ Arpino, Cesa, Succivo, Frattaminore, Orta e Casapozzano, formava l’ antica città osca di Atella.
L’allarme fu lanciato già trent’ anni fa dall’ allora Soprintendente di Pompei, Pier Giovanni Guzzo, che in un documento del 1997, evidenziò l’importanza dei percorsi agricoli e dei pozzi, risalenti a migliaia di anni, che avevano la stessa importanza della Casa dei Vettii e molti di questi, anche più antichi. Nella sua attenta analisi sintetizzò le innumerevoli testimonianze emerse in quella zona che oggi ospita l’ insediamento militare dell’ US Navy. L’ area in questione custodiva importantissime testimonianze di età Eneolitica, classificata anche come età del rame e prove certe di insediamenti agricoli risalenti alla metà del terzo secolo avanti Cristo.
Due necropoli, sempre nella stessa zona, sarebbero invece attribuibili all’ età del Bronzo Medio. Inoltre è stato ampiamente documentato che in almeno tre, dei cinque ettari di territorio in questione, ci sono evidenze certe di attività umane databili ai diversi periodi dell’ età del Ferro.
Non è escluso che nuovi scavi archeologici, possano restituire altre importanti testimonianze di quei popoli un tempo autoctoni di quelle zone. Insomma, un vero e proprio “museo a cielo aperto”, com’era scritto in un documento redatto nel 1995 in cui la Soprindendenza aveva dato esito favorevole alla realizzazione di un parco archeologico nell’area interessata dai numerosi rinvenimenti.
Nello stesso periodo, Walter Veltroni con un’interrogazione parlamentare riuscì a far deviare il percorso dell’autostrada A1 per salvaguardare gli scavi archeologici di Feronia, sull’antica via Tiberina tra Capena e Fiano Romano. In quella zona, vennero alla luce reperti di grande valore storico, attribuiti a Falisci, Latini, Etruschi e Sabini che lì convergevano durante le feste organizzate in onore della dea Feronia.
Questo ci fa comprendere quanto sia necessario l’intervento delle Istituzioni, affinchè venga preservato e valorizzato, l’immenso patrimonio culturale presente nelle nostre terre.
L’innumerevole quantità di reperti che quasi quotidianamente sono venuti alla luce nelle zone comprese tra Gricignano e Teverolaccio, come le tombe, le statuette, le anfore e uno svariato numero di oggetti in ferro, rame e bronzo, testimoniano quanto sia necessario istituire un’area protetta che si estenda anche ai territori compresi tra Orta di Atella e Carinaro.
In quell’area, furono condotti scavi archeologici lungo la linea dell’Alta Velocità nel 1998 e successivamente tra il 2001 e il 2002, lungo la bretella di collegamento con la linea ferroviaria già esistente, durante i quali vennero alla luce resti di un’antica canalizzazione del Fiume Clanio in corrispondenza della riva sinistra dei Regi Lagni.
Gli scavi effettuati individuarono, inoltre, tracce consistenti e diffuse di strutture abitative, pozzi, canali e sepolture, che confermarono una significativa occupazione umana tra l’età del Bronzo antico e la prima età del Ferro, portando all’individuazione di una complessa sequenza di strutture circolari di diametro variabile tra 7 e 13 m e da un nucleo sepolcrale costituito da 29 tombe con orientamento prevalente nord-est/sud-ovest e est-nord-est/ovest-sud-ovest, oltre ad alcune altre con fosse cinerarie.
Questi ritrovamenti, rappresentano solo una minima parte di ciò che custodisce il nostro territorio, troppo spesso non adeguatamente valorizzato o ancor peggio ignorato anche dagli organi preposti alla sua tutela.
L’istituzione di un parco protetto, oltretutto significherebbe anche incentivare il turismo culturale nella nostra meravigliosa regione, pregna di storia, di arte e di cultura. Questo obiettivo, se raggiunto, si tradurrebbe in economia circolare e nella creazione di posti di lavoro che incrementerebbero in modo significativo anche il P.I.L. del Paese.
A queste doverose motivazioni di carattere culturale ed economico, se ne aggiungerebbero altre non meno importanti, legate allo sviluppo urbanistico sostenibile di quelle zone.
E’ tristemente nota, infatti, la devastazione territoriale perpetrata nel corso degli ultimi trent’anni nei territori di confine tra le province di Napoli e Caserta, che hanno visto una crescita indiscriminata delle aree edificabili, a discapito di quelle destinate all’agricoltura o più semplicemente al verde pubblico.
Esempi significativi sono le lottizzazioni edilizie fatte nei territori al confine di Orta di Atella, Casapozzano e Marcianise, spesso abusive e prive degli standard urbanistici ed infrastrutturali, come parcheggi, servizi e aree verdi. La costruzione di queste città fantasma, travestite da zone residenziali, non ha fatto altro che sottrarre suolo, molto spesso in assenza di una volontà politica tesa al rispetto ed al mantenimento degli equilibri in una zona di grande interesse archeologico.
Già nel lontano 1998, l’archeologo Stefano De Caro, autore di diverse pubblicazioni sugli scavi effettuati in quelle zone, classificò il sito di Gricignano come un luogo cruciale per la comprensione dell’archeologia campana proto-storica.
Altri interessanti studi e convegni sulle necropoli eneolitiche furono condotti nel 2023 dagli studiosi Antonio Salerno e Luca Bondioli, pubblicati da Laterza nello stesso anno, nell’ambito di un progetto di valorizzazione promosso dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Caserta e Napoli e della Direzione Regionale dei Musei della Campania.



