Napoli – Se Lucio Amelio fosse ancora vivo, sicuramente Napoli sarebbe oggi una città al centro del grande dibattito sull’ arte moderna.
Il famoso gallerista partenopeo, scomparso il 2 luglio del 1994, fu il primo a portare Andy Warhol a Napoli, oltre che artisti del calibro di Joseph Beuys, Mario Schifano e Robert Rauschenberg. Nato a Napoli il 13 settembre del 1931 è stato uno dei galleristi che ha contribuito a tracciare quel percorso sull’arte moderna, rendendo la sua città un punto di riferimento importante negli scenari internazionali.
Aprì la sua prima galleria nel 1965, la “Modern Art Agency”, seguita quattro anni dopo da quella di Piazza dei Martiri che portava il suo nome. A lui va il merito di aver scardinato quel “sistema” artistico legato tenacemente al figurativismo oleografico, portato avanti dalla Scuola di Posillipo, movimento artistico nato nella seconda metà dell’Ottocento, che vide tra i suoi rappresentanti Giacinto Gigante, Salvatore Fergola e Consalvo Carelli.
La pittura e la scultura napoletane, infatti, fino ai primi anni del Novecento non riuscivano a staccarsi dal Naturalismo e dalla rappresentazione del vero; ne sono la prova le opere di Antonio Mancini e Vincenzo Gemito, abili documentatori della realtà, soprattutto nei ritratti dei bambini e delle classi popolari.
Lucio Amelio ebbe la grande intuizione di andare oltre quei confini artistici, spesso tracciati anche dagli stereotipi delle Accademie di Belle Arti, in cui l’insegnamento sperimentale, specialmente della pittura, era considerato audace e di scarso valore artistico.
Nel 1971 Lucio Amelio, in controtendenza con i salotti culturali della città, ospitò nella sua galleria le opere di Robert Rauschenberg, Keith Haring, Antonio Del Donno e Dieter Hacker. Si aprì così un nuovo scenario artistico per Napoli, che grazie a lui, iniziò a costruirsi quell’ identità di città in cui era possibile fare anche arte moderna e farla conoscere in tutto il Mondo.
L’apice del successo, però, lo raggiunse nel 1980, quando inaugurò la prima di una serie di mostre di ritratti: “Beuys by Warhol”, che anticiparono di qualche mese quella allestita in risposta al sisma che colpì l’Irpinia nell’autunno dello stesso anno, intitolata: “Terrae Motus”.
Nel 1984, la grande esposizione dedicata al terremoto fu allestita a Villa Campolieto ad Ercolano e successivamente proseguì nel 1987 con una sua edizione parigina al “Grand Palais”.
Lì, nello stesso anno, Lucio Amelio, aprì con un suo amico una galleria in Rue Jacques Callot, nel cuore pulsante del quartiere Saint Germain, ancora oggi molto attiva e punto di riferimento per giovani artisti emergenti.
La rassegna, dal 1988 fa parte delle esposizioni permanenti della Reggia di Caserta; in essa, sono contenute anche le opere di Emilio Vedova, Richard Long, Miquel Barcelò e Gerhard Richter.
Andy Warhol dedicò alla città ferita dal terremoto del 1980, l’ opera “Vesuvius”, ma quella che diventò famosa in tutto il mondo fu: “Fate presto”, realizzata con il titolo a caratteri cubitali, della prima pagina del quotidiano “Il Mattino”.
L’impegno di Lucio Amelio, ha contribuito in maniera significativa a creare quello spazio mancante che comprendeva l’arte concettuale, la fotografia, il cinema, il teatro e tutte quelle attività performative che spaziavano tra la Transavanguardia e l’Arte Povera.
Il Museo d’Arte Contemporanea Madre, gli ha dedicato una mostra ed una preziosa monografia, curata da Andrea Viviani, in cui sono ripercorsi gli anni delle pionieristiche scoperte di artisti americani ed europei, fino alla nascita della Fondazione che porta il suo nome, istituita nel novembre del 1982.
La monografia:“Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982)”, edita da Electa, contiene anche un ricchissimo repertorio di fotografie, documenti e lettere, legate alla tragedia del terremoto. Le testimonianze di un’intensa attività di ricerca, portata avanti per oltre quarant’ anni dal gallerista, che andando anche oltre le logiche di mercato, rese Napoli l’epicentro dell’ Informale e delle Transavanguardie.
Oggi, purtroppo, la città non sta vivendo una buona stagione artistica, nonostante i costanti sforzi di musei ed associazioni presenti sul territorio. Sono ancora distanti i tempi in cui, grazie a Lucio Amelio, Napoli diventò dal punto di vista artistico, una città d’ importanza internazionale, come lo erano in quegli anni, Londra, Parigi, Berlino e New York.



