Che non ci sia ancora un sufficiente dibattito sull’arte moderna, purtroppo è un dato di fatto. Contrariamente a quanto si può pensare, però, ci sono opere d’arte moderna che suscitano stupore, senso critico e talvolta indignazione, proprio perché a volte mancano gli strumenti per poterle capire fino in fondo. È il caso del Pulcinella “fallocrate” dell’ artista e designer da poco scomparso, Gaetano Pesce.
La grande installazione, alta 12 metri, collocata a Piazza Municipio dedicata alla maschera acerrana, di certo non lascia indifferenti. L’opera, intitolata dall’ Artista “Tu si na cosa grande” è la reinterpretazione di un personaggio – simbolo della città di Napoli.
Qualsiasi napoletano, infatti, conosce la famosa maschera di Pulcinella, attraverso le magistrali interpretazioni teatrali di Eduardo De Filippo o anche dai molteplici riferimenti fatti dal grande Totò, nei suoi esilaranti film.
Gaetano Pesce era nato a La Spezia nel 1939 ed è morto a New York nel 2024. È stato uno dei maggiori architetti e designer del Novecento ed in particolare del design radicale. Sì laureò alla facoltà di architettura di Venezia, negli anni in cui figure di assoluto rilievo come Carlo Scarpa e Marco Zanuso, erano stati i promotori di quel grande processo di trasformazione, che aveva reso il disegno industriale una disciplina indipendente dall’ architettura.
Il suo Pulcinella, rappresenta sicuramente un omaggio all’ antica maschera, ma ancora di più alla città, con la sua storia millenaria e le sue forti contaminazioni col mondo greco. Ed è proprio dalle origini della città, che i greci chiamavano prima Partenope e poi Neapolis, che bisogna partire per comprendere il messaggio che Gaetano Pesce, secondo alcuni critici d’ arte, ha voluto trasmettere. Una maschera-simbolo per il popolo napoletano, che possa esprimere contemporaneamente con il suo aspetto fallico, anche energia vitale, fertilità, prosperità. Infatti, ricollegando la maschera alle radici greche dei napoletani, è d’ obbligo, ancora una volta, attingere alla Storia dell’arte. Nel mondo ellenico, il fallo era considerato un potente simbolo di fertilità, vitalità e protezione. Nei riti dedicati a Dioniso, venivano venerati simboli rappresentanti falli eretti, in onore di Priapo, dio della fertilità. Queste processioni, chiamate “ falloforie”, erano riti propiziatori che avevano l’ intento di rafforzare la potenza generativa degli uomini, del bestiame e della terra. Questi simboli, venivano anche indossati come amuleti, per proteggere dal malocchio e dalla sfortuna.
Questa, potrebbe essere la doppia chiave di lettura che l’ Artista ha voluto fornire ai cittadini partenopei. Nulla di prosaico, di offensivo, di oltraggioso, nei confronti della città; anzi, un’ opera che emana energia vitale, da qualsiasi parte la si guardi. Un omaggio alla maschera più famosa del teatro popolare campano, ma ancora di più, ai mille volti di una Napoli poliedrica ed unica al Mondo, per le bellezze del suo territorio e le inesauribili ricchezze del suo patrimonio storico ed artistico.
Il Pulcinella di Gaetano Pesce: quando una maschera diventa simbolo e allegoria

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