Campania – Pier Giorgio Frassati nato a Torino il 6 aprile del 1901 fu il primo Beato con la tessera di un partito politico.
Giovane brillante, frequentò la facoltà di ingegneria mineraria e si iscrisse alla federazione degli universitari cattolici ed al Partito Popolare italiano. Purtroppo morì a soli 24 anni di poliomielite fulminante nel 1925, dopo una breve ma intensa esistenza.
Vissuto in una famiglia molto agiata, aveva studiato prima di iscriversi all’università nelle scuole dei Gesuiti. Suo padre, poi, era anche fondatore proprietario e direttore del quotidiano La Stampa di Torino.
C’erano insomma tutti i presupposti per una vita di successi per il giovane esponente dell’alta borghesia piemontese. Non mancava niente a Pier Giorgio Frassati ed anche la natura era stata generosa con lui: era bello da sembrare un attore cinematografico, intelligente e amante dello sport. Aveva un fisico atletico e fin da adolescente praticò canottaggio, sci, ippica e ciclismo. Ma quello che amò di più, fu sicuramente l’alpinismo, tanto che si iscrisse al CAI e poi al Touring Club.
In questa vita così intensa, però, trovò sempre tempo per impegnarsi nel sociale ed anche in politica. Figlio di un importante esponente del Partito Liberale, Pier Giorgio aderì invece al Partito Popolare italiano, a cui si iscrisse nel 1922 con la tessera n.63937 rilasciatagli dall’allora Segretario Don Luigi Sturzo. Nello stesso anno, i fascisti marciarono su Roma per destituire il re Vittorio Emanuele III e conferire a Benito Mussolini l’incarico di formare un nuovo Governo. Stava per essere scritta così, una delle pagine più tristi e vergognose della Storia d’Italia.
Nonostante il preoccupante clima politico che si era instaurato nel Paese, egli si schierò sempre contro il regime, definendo il fascismo il “flagello d’Italia”. Lottò contro ogni forma di prevaricazione e condannò apertamente le dittature, che agli inizi del Novecento stavano cambiando l’assetto geopolitico, oltre che dell’ Italia, anche di altri paesi europei. Fu un cattolico praticante ed un attivista politico convinto. Il suo impegno nell’aiutare quanti non avevano avuto le sue stesse fortune dalla vita, iniziò da quando era un giovane studente liceale, poco più che adolescente.
Cresciuto con i più alti valori di uguaglianza e solidarietà, seppe donare i suoi averi ed il suo amore per la vita, a quel mondo sommerso delle classi subalterne sfruttate ed emarginate, prima dai monarchici e poi dai repubblicani. Purtroppo questa vita così piena, interessante ed agiata, all’improvviso fu stroncata da una feroce malattia che nel giro di poco tempo lo strappò agli affetti più cari e a quanti ne avevano apprezzato la sua immensa generosità.
La sua morte fu un’ immane tragedia per la famiglia, per gli amici ma soprattutto per il partito e poi più di tutto per i “suoi” poveri, che all’improvviso divennero ancora più poveri. Infatti egli aveva una doppia vita: una laica, fatta di sana allegria di pubbliche relazioni, di comunione quotidiana, di sport di impegno sociale e politico, e l’altra Cristiana, fatta di carità totale e segreta, secondo il comandamento evangelico che recita testualmente: “la mano sinistra, non sappia quello che fa la destra”.
Solo alla sua morte, inaspettata ed improvvisa, si scoprirono i suoi libri segreti dove erano annotati gli aiuti economici, frutto dei suoi risparmi che dispensava ai poveri. Le centinaia di lettere, sono state le testimonianze del suo amore nascosto per il popolo a cui donava a piene mani. Solo la morte improvvisa fece conoscere al mondo questo “San Francesco del XX secolo”. Col passare degli anni, la sua strana santità si rivelò sempre più, fino a che nel Maggio del 1990 Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato. Oggi a cento anni dalla morte, il ricordo della sua figura di benefattore si rivela più attuale che mai. Egli fu un precursore di quella grande “macchina della solidarietà” conosciuta in epoca moderna con il nome di associazionismo umanitario.



