Il 9 Aprile del 2022 muore a Napoli Riccardo Dalisi, uno dei maggiori esponenti dell’ architettura radicale e del design del Novecento.
Nato a Potenza nel 1931, si laureò alla facoltà di architettura dell’ Università degli Studi Federico II nel 1957 e da quell’ anno visse a Napoli, la città che divenne l’epicentro di tutta la sua ricerca artistica.
Come tanti architetti della sua generazione, si formò sulle orme del Razionalismo, ma il suo interesse già dai primi anni ‘50 del Novecento, si concentrò su un modello innovativo di fare architettura. Risalgono proprio a quegli anni le sue prime collaborazioni con Francesco Della Sala, architetto che aveva lavorato negli Stati Uniti d’ America nello studio di Walter Gropius.
Insieme a Michele Capobianco e Massimo Ciamarra, realizzò il progetto per il Palazzo della Nuova Borsa e tre anni dopo divenne professore ordinario di Progettazione Architettonica presso l’ Ateneo Federiciano.
Nei primi anni ‘70 iniziò a progettare per importanti aziende italiane, oggetti di design che hanno fatto la storia, come la famosa caffettiera prodotta dalla Alessi, oggi esposta al MAXXI di Roma e al Museo di Design ADI di Milano.
Questo oggetto iconico della cultura napoletana, è quello sul quale Riccardo Dalisi concentrò per oltre mezzo secolo tutta la sua ricerca. Con la famosa “cuccumella”, come la chiamano a Napoli, realizzò migliaia di opere d’arte, trasformando un oggetto di uso comune in “Totocchio”, un allomorfo dalle sembianze di Totò e di Pinocchio.
Seguirono poi, altre caffettiere-burattino dedicate a personaggi che fanno parte del grande patrimonio culturale napoletano, come Eduardo De Filippo e Pulcinella, oltre che a cantori ed artisti di strada.
Questi suoi oggetti “animati”, rinunciano quindi alla loro funzione originaria per diventare prodotti di design, possibili e realizzabili in larga scala, come quelli che fanno parte della grande collezione Alessi.
Le geniali trasformazioni della classica macchinetta del caffè in un’opera d’arte, gli fecero vincere il Compasso D’oro nel 1981.
Nella sua lunga carriera di architetto e designer, si dedicò con particolare attenzione anche ad importanti progetti per il sociale, come quello attuato nel rione Traiano nel 1971. In uno dei quartieri più difficili della città, dove si respirava un’ aria di forte disagio sociale, realizzò un laboratorio d’arte permanente rivolto ai bambini. Il suo sogno, in parte realizzato, era quello di costruire un asilo nel quartiere dove la creatività infantile, si sarebbe potuta esprimere liberamente attraverso le innumerevoli declinazioni dell’arte.
Questa fu una delle esperienze più belle della sua vita, come egli stesso definì quell’avventura pionieristica durata fino al 1974.
Il Museo Madre di Napoli gli ha voluto dedicare un importante tributo, esponendo alcune delle sue opere in una mostra permanente.


