Carinaro – Arturo Formola in una nota inviata alla nostra redazione: “Il 18 settembre del 2008 sei giovani ghanesi vennero uccisi a Castel Volturno. Fu la camorra casalese a compiere il massacro, un messaggio alle comunità africane per ribadire il controllo del territorio.
Ibrahim Muslim, Karim Yakubu, kwame Julius Francis, Justice Sonny Abu, Eric Affun Yeboa, Kwadwo Owusu Wiafe, questi i nomi delle sei vittime e l’unico sopravvissuto fu Joseph Ayimbora. Il comune di Castel Volturno in provincia di Caserta ai confini con quella di Napoli, pur avendo un’ estensione di soli 72 kmq, si dispega verticalmente per circa 24 chilometri lungo la fascia costiera del litorale domizio.
Si può notare, ancora oggi, un disordine urbanistico e un degrado architettonico tipico delle grandi città africane e tanta cementificazione selvaggia sul lato costiero con pochi spazi verdi. Purtroppo, già dagli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, i padroni del mattone individuarono il litorale come nuova area di espansione per le loro speculazioni edilizie. Infatti nel 1962, nel giro di pochi mesi, sorsero dal nulla e senza autorizzazione, 8 torri di 12 piani costruite sul terreno demaniale dinanzi al mare, il cuore di quel Villaggio Coppola Pinetamare che prese il nome dalla famiglia dei costruttori di Casal di Principe, Vincenzo e Cristoforo. Nel corso degli anni diversi speculatori immobiliari determinarono una progressiva cementificazione selvaggia del litorale.
Il progressivo degrado dell’area e il deprezzamento del valore degli immobili, subirono un’ulteriore e decisiva svolta con la promulgazione dei provvedimenti governativi di requisizione delle case per i terremotati delle due crisi bradisismiche di Pozzuoli e del terremoto in Irpinia del 1980. Fino alle fine degli anni ’80 nel solo Villaggio Coppola furono ospitate oltre 5000 persone e altre 20.000 trovarono posto tra Baia Verde, Baia Domizia e altri complessi turistici del litorale. Inoltre, nell’area domizia, con la scoperta della produzione del pomodoro, nei mesi estivi della raccolta venivano reclutati moltissimi migranti, i quali si stabilirono in quelle zone, trattati come i nuovi schiavi dell’epoca moderna. Per anni la camorra ha sfruttato gli immigrati per i loro sporchi interessi nel totale silenzio delle varie istituzioni.
Lo stesso padre Raffaele Nogaro, all’epoca dei fatti vescovo di Caserta, sentinella di legalità del territorio, definì la camorra il potere assoluto delle nostre terre, perché nulla sfugge al controllo dei camorristi, che sotto forma di vere e proprie bande armate non solo spadroneggiano, ma umiliano la politica e l’economia.
L’illegalità nega il valore della persona, depositaria del diritto. Nonostante l’impegno di tante associazioni religiose e laiche presenti sul territorio a favore dei fratelli immigrati, siamo ancora lontani dal farci prossimo con queste persone che vivono il dramma della lontananza dalle loro famiglie e dalle loro terre di origine. Il sangue dei sei africani non può restare indifferente ma deve interpellare le nostre coscienze per un nuovo impegno sociale fondato sulla fraternità e la solidarietà.”


