Aversa – A quasi un anno dalla sua pubblicazione, “Essere giornalisti” di Ettore Cantile continua a parlare con voce ferma e necessaria, ponendosi come un’opera che va oltre il perimetro del libro per farsi esperienza civile. Docente e giornalista, oggi in servizio presso il Liceo scientifico “Giancarlo Siani” di Aversa, Cantile ha raccontato, nel corso dell’intervista, la genesi e l’evoluzione di un progetto che nasce dal desiderio di restituire al giornalismo la sua dimensione più autentica: quella etica.
Già dalla prefazione, il testo rivela la propria anima. “Caro Giancarlo”, scrivono gli studenti, rivolgendosi a Siani come a una presenza viva, custode «della penna e del coraggio». La domanda impressa in copertina — “Ciao Giancarlo, come stai?” — diventa così un gesto narrativo e pedagogico insieme: non una commemorazione distante, ma un dialogo intimo, volto a insegnare ai ragazzi che il giornalismo non è mestiere neutro, bensì scelta consapevole, interrogazione continua del reale.
Un insegnamento che si traduce in pratica. Gli studenti, guidati da Cantile, hanno attraversato il territorio dell’Agro aversano, intervistando amministratori locali, osservando dinamiche sociali, imparando a guardare e a raccontare. Un’esperienza formativa totale, capace di trasformare la scrittura in responsabilità e l’inchiesta in atto di cittadinanza.
Nel corso dell’incontro, il professore ha inoltre richiamato un suo lavoro precedente riguardante la storia della famiglia dei marchesi Sagliano, dedicato a uno dei casati più significativi di San Marcellino. Un’opera che ricostruisce, con rigore storico, il percorso di poeti, politici, magistrati, uomini di Chiesa e feudatari, restituendo il ruolo sociale e filantropico della famiglia attraverso i secoli vissuti nell’Agro aversano. Un libro che conferma l’attenzione di Cantile per la memoria storica come strumento di lettura del presente.
Non a caso, il suo sguardo oggi si rivolge ai beni immateriali: tradizioni, usi, cultura viva, patrimonio invisibile che definisce l’identità di una comunità. Un nuovo progetto, portato avanti anche grazie al coinvolgimento diretto degli studenti, tra loro a raccontarcela è stato Giuseppe Pio Piccolo della 4A tradizionale.
A suggellare l’incontro, le parole della dirigente scolastica Rosaria Barone, che ha ribadito l’importanza di una scuola capace di aprirsi al territorio e di educare i giovani a una cultura vissuta, concreta, quotidiana. Perché, come insegna Giancarlo Siani, il cambiamento comincia sempre da una domanda. E dal coraggio di scriverla.


