Jusepe de Ribera, il pittore spagnolo alla corte dei viceré di Napoli

Jusepe de Ribera, il pittore spagnolo alla corte dei viceré di Napoli

Jusepe de Ribera il pittore spagnolo alla corte dei vicere di Napoli

Jusepe de Ribera, meglio conosciuto con il soprannome di “Spagnoletto”, forse per la sua modesta statura, nacque il 17 febbraio del 1591 a Jativa, Valencia. Il pittore, anche se spagnolo di nascita, può essere considerato napoletano d’ adozione, in quanto trascorse quasi tutta la sua vita nella città partenopea.

Infatti, tranne che per un brevissimo periodo trascorso a Parma nel 1615 e successivamente a Roma, dove studiò i grandi capolavori del Rinascimento, la sua fervente attività artistica è ampiamente documentata a Napoli, durante il vicereame spagnolo. Qui conobbe Massimo Stanzione e Diego Velàzquez, altro grande pittore, suo conterraneo. Dopo la visita di quest’ ultimo, la sua fama crebbe nell’ ambiente artistico fino a raggiungere la massima notorietà intorno al 1630. La sua pittura, riscosse grande ammirazione anche presso la corte di Filippo IV e nell’ ambiente del clero spagnolo. 

Con il trascorrere degli anni, la sua fama a Napoli si consolidò tanto da fargli commissionare una consistente serie di opere destinate alla Certosa di San Martino e  alla Chiesa del Gesù Nuovo. Fino al 1645 la sua attività artistica fu frenetica e si interruppe ( si fa per dire ) solo quando fu chiamato a completare le decorazioni della cappella del Duomo di San Gennaro, a causa dell’ improvvisa morte del pittore bolognese Domenichino, a cui era stata in precedenza commissionata l’ opera.

 Il trentennio aureo del Ribera, continuò incessantemente fino al 1648, nonostante la rivoluzione di Masaniello e la successione del nuovo vicerè, Giovanni d’ Austria. Durante i moti popolari che scoppiarono a Napoli, l’ artista come tutti gli spagnoli che vivevano nella città, dovette nascondersi e si rifugiò, come risulta da fonti storiografiche, nel Palazzo Reale di piazza del Plebiscito. Con la nuova stabilità politica e la protezione del nuovo vicerè, lo Spagnoletto continuò a lavorare per portare a termine “L’ultima cena” per i monaci della Certosa di San Martino. Ciò è quanto è emerso da una dettagliata documentazione contrattuale che il pittore aveva sottoscritto per adempiere alla commissione affidatagli dai religiosi, circa quindici anni prima. 

Nella sua lunga e prolifica carriera artistica, sicuramente fu determinante l’ incontro con la rivoluzionaria pittura di Caravaggio, seppure le due personalità fossero diametralmente diverse tra loro. Da un’ attenta analisi delle opere dei pittori, infatti, emerge un realismo completamente diverso: quello del Ribera, analitico, caricaturale, quasi grottesco, mentre quello di Caravaggio, potente, drammatico, diretto. Un modo di rappresentare la “propria” realtà: vissuta, sofferta  e forse mai come quella che avevano entrambi desiderato.

Questo modus operandi del Ribera, emerge con una certa forza espressiva, proprio nelle opere realizzate per la Certosa di San Martino. Ne sono prova la “ Pietà” dipinta in competizione con Massimo Stanzione nel 1637,  in cui ogni cosa è dolore, tragedia, sgomento, oppure nel richiamo al sacro del “Profeta”, opera di chiara matrice classicista, databile tra il 1638 e il 1643. Su questo tema, l’ artista dipinse un intero ciclo, di cui fa parte, sempre per la Certosa di San Martino, anche il “Mosè”, realizzato per le arcate di accesso alle cappelle, che fiancheggiano la navata centrale. Di particolare bellezza, poi, sono “Apollo e Marsia”, in cui domina la bellezza giovanile della divinità, in tutta la sua trionfante perfezione corporea e il “San Sebastiano” del Museo Nazionale di Capodimonte, anch’ esso dipinto originariamente per la Certosa e terminato intorno al 1650.  La sua pittura appartiene ad un genere difficilmente collocabile in una precisa corrente, se pur nella sua evoluzione stilistica si notano le contaminazioni della grande pittura veneziana del ‘500.  

La fluidità dei colori, la luce e soprattutto la minuziosa riproduzione dei particolari (come quelli del San Sebastiano), sono gli elementi caratterizzanti del proprio stile. In esso, alcuni storici dell’ arte hanno notato anche alcune influenze di Artemisia Gentileschi. Jusepe de Ribera morì a Napoli il 5 settembre 1652, così come riportato nel libro dei morti della chiesa di San Giuseppe, già Santa Maria della Neve. 

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