Uno dei maggiori protagonisti della scena artistica del Rinascimento, fu senza dubbio Leonardo da Vinci. Pittore, scultore, architetto, matematico e scrittore, fu una mente eccelsa. Nacque ad Anchiano il 15 aprile del 1452, un piccolo paese in provincia di Firenze situato sul versante sud-occidentale del Monte Albano, a circa tre chilometri da Vinci.
La sua figura fu sicuramente quella di un genio assoluto del suo tempo: basterebbe ricordare solo i suoi “Trattati sul volo” e le sue “Macchine volanti”, per capire quanto queste invenzioni hanno anticipato di secoli la cosiddetta era moderna. Tuttavia, mettendo per un attimo da parte i suoi studi d’ingegneria aeronautica, meccanica ed idraulica, Leonardo occupò anche un posto di assoluto rilievo nel campo delle arti figurative, come testimoniano le sue opere pittoriche universalmente conosciute, quali il famoso ritratto di Lisa Gherardini, alias “La Gioconda” (l’opera più visitata al Mondo), “Il Cenacolo”, “La Dama con l’ermellino”, “L’Adorazione dei Magi”, “La Vergine delle rocce” e “L’Uomo Vitruviano”, solo per citare alcuni dei capisaldi della sua vastissima produzione pittorica.
Di queste, sicuramente una delle più importanti dal punto di vista dell’iconografia cristiana è “Il Cenacolo” di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il grande dipinto, commissionato da Ludovico il Moro, occupa un’intera parete del refettorio del convento dei frati Domenicani e fu realizzato da Leonardo tra il 1494 e il 1498.
L’ambiente prescelto non fu casuale, infatti era il luogo dove i frati si riunivano per mangiare e proprio lì, l’Artista rappresentò la scena di Gesù seduto al centro del grande tavolo, che annunciò agli apostoli l’imminente tradimento. L’episodio è pregno di grande tensione emotiva e lascia trasparire dalle figure un forte senso d’incredulità, angoscia e dolore, per l’inaspettato accaduto. Il Cristo è il fulcro di tutta l’opera, non solo perché è il protagonista della scena biblica, ma anche per la collocazione della figura, esaltata dal controluce della porta raffigurata alle sue spalle.
I commensali sono divisi in quattro gruppi di tre, compreso Giuda, così da eliminare la convenzione di dipingerlo isolato dagli altri compostamente seduti. L’unico indizio che l’osservatore coglie a colpo d’occhio è la borsa dei denari che l’ebreo traditore stringe ancora tra le mani. L’arricchimento e la complessità psicologica dell’azione resa da Leonardo è notevole e non giustifica le ipotesi che nell’Ultima Cena siano contenuti simboli e significati misteriosi, come quelli riferiti alla scelta della tecnica pittorica. Questa, come in altri dipinti murali, può essere classificata come una sperimentazione e nulla che possa essere associato all’alchimia o a chissà quale altro artificio.
L’Artista era noto per le sue continue ricerche nel campo della pittura, che gli avevano fatto rinunciare alla tecnica dell’affresco tradizionale, importata dal mondo etrusco e rielaborata dai romani e dai pittori del Medioevo attraverso i secoli. Quest’antichissima tecnica, conosciuta anche come “pittura a buon fresco”, si caratterizza per essere durevole nel tempo per l’effetto spugna dell’intonaco durante la sua lenta asciugatura. Il risultato è ottenuto per carbonatazione, una reazione chimica dovuta al contatto tra la calce, la sabbia e l’acqua, di cui l’intonaco è costituito. Leonardo, invece, preferiva dipingere sullo strato d’intonaco asciutto, per poter intervenire sull’opera anche in momenti successivi.
Da alcuni esami radiografici del dipinto, infatti, sono emersi diversi aggiustamenti dovuti a ripensamenti dell’Artista, resi possibili proprio per la scelta di non realizzarlo nella maniera convenzionale. Oggi, l’opera non si presenta in un ottimo stato di conservazione, ma questo può essere attribuito più verosimilmente alle vicissitudini subite nel corso degli anni, più che alle tecnica utilizzata. Uno degli eventi più drammatici a cui è sopravvissuto il “Cenacolo”, fu sicuramente quello del 15 agosto del 1943, causato da un bombardamento aereo che distrusse quasi totalmente il refettorio, lasciando miracolosamente intatta solo la parete nord, dove esso si trova.
Un altro triste episodio, non meno grave, fu causato proprio dai frati che in maniera maldestra (azione ancora oggi inspiegabile), fecero realizzare una porta nella parete dove si trova il dipinto, sotto la figura di Cristo, presumibilmente per accedere al refettorio senza passare dall’esterno del convento. Una cicatrice indelebile che ci conferma come alcune volte, la stupidità degli uomini faccia più danni delle bombe. L’opera nel corso del secolo scorso fu interessata da vari interventi di restauro conservativo, tra i quali va certamente ricordato quello iniziato nel 1977 e terminato nel 1999.
Il complesso restauro, voluto dall’allora Ministero dei Beni Culturali, dalla Soprintendenza e dal Comune di Milano, fu il più lungo e minuzioso mai realizzato per un dipinto. I numerosi interventi si basarono prevalentemente sulla pulitura chimica differenziata e sul consolidamento della superficie, escludendo a priori il rifacimento delle parti pittoriche mancanti. Il restauro, dopo quasi mezzo secolo, ha restituito quasi del tutto i colori originali, i lineamenti nitidi dei volti delle figure e persino il chiodo originale utilizzato da Leonardo, per realizzare la spettacolare prospettiva centrale. Grazie a questo intervento fondamentale, l’opera ci ha restituito una leggibilità inaspettata e ci fa comprendere quanto siano importanti la tutela e la valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale ed artistico posseduto dal nostro Paese.
Questo dipinto realizzato dal genio di Leonardo da Vinci, rappresenta un’ “opera prima” di tutto il Rinascimento, seppure alcune parti della superficie originale siano purtroppo andate perdute, il suo linguaggio comunicativo è ineguagliabile, come lo sono la prospettiva utilizzata e la scelta audace della tecnica compositiva, impropriamente definita con il termine affresco. La luce è un altro degli elementi fondamentali dell’opera; essa si basa su due sorgenti luminose distinte, l’una che retroillumina la figura del Cristo creando un’atmosfera crepuscolare, l’altra che invece irradia da sinistra tutti gli apostoli seduti alla lunga tavola.
In questo capolavoro, Leonardo inserì un insieme di elementi che rivoluzionarono la storia delle arti figurative, sia da un punto di vista tecnico, sia per il valore simbolico che questi esprimevano. Il dipinto, infatti, sembra una naturale estensione della sala destinata originariamente alla mensa dei monaci, attraverso un’illusione ottica, più vicina per caratteristiche ad un trompe-l’oeil, che ad una qualsiasi altra pittura parietale.
Queste innovazioni stilistiche, anticiparono di oltre un secolo quelle contenute nei grandi capolavori di artisti come Caravaggio ed i suoi seguaci, che seppero scindere la luce dall’aspetto puramente tecnico, conferendole una funzione salvifica verso gli uomini che avevano peccato. L’episodio biblico dell’Ultima Cena narrato nei Vangeli sinottici (Mt 26; Mc 14; Lc 22), nella storia della pittura è stato il tema ieratico più trattato dagli artisti nel corso delle varie epoche, ma nell’opera di Leonardo, emerge un pathos che esprime in modo ineguagliabile il dramma umano trascendendo il significato eucaristico della tradizione ebraica. Il Cenacolo dal 1980 è patrimonio dell’UNESCO ed è gestito dalla Direzione Regionale dei Musei della Lombardia. Oggi è una delle dieci opere d’arte più visitate al Mondo.
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