Carinaro – Restaurare un’opera d’arte non significa soltanto intervenire sulla materia, ma compiere un gesto di generosità verso il presente e il futuro. È un modo per custodire la bellezza dalle insidie del tempo e trasmetterla intatta alle nuove generazioni come testimonianza viva di fede, identità e memoria. Con questa parole, pronunciate dalla Prof.ssa Jolanda Capriglione, Presidente del club UNESCO di Caserta, si è aperto, nella chiesa parrocchiale di Carinaro, il convegno dedicato al restauro della statua di Sant’Eufemia, patrona della comunità.
Il lavoro sulla statua è stato descritto come un vero e proprio intervento di chirurgia restauratrice. Non si tratta infatti di un’opera realizzata in un unico blocco, ma di una struttura complessa, composta da più elementi, che ha richiesto particolare attenzione e competenza. Nel corso del restauro sono stati individuati diversi strati di colore e, sotto di essi, è riemerso l’oro autentico, a testimonianza della preziosità originaria della scultura.
L’intervento è stato condotto in piena sintonia con la Soprintendenza, garanzia di rigore scientifico e rispetto delle norme di tutela. Mons. Rascato, Vicario Episcopale per i Beni Culturali Ecclesiastici, ha sottolineato l’importanza di questi lavori, ricordando come anche opere già restaurate possano, a distanza di pochi anni, necessitare di ulteriori attenzioni. Ha inoltre ringraziato idealmente chi, secoli fa, ebbe la lungimiranza di commissionare la statua, lasciando in eredità alla comunità un patrimonio di fede e bellezza.
Un contributo significativo è arrivato dal Dott. Zarrillo, restauratore dell’opera, che ha offerto una lettura storica e artistica della stessa. Le sue parole hanno ribadito come la statua di Sant’Eufemia non sia soltanto un manufatto, ma un simbolo che racchiude in sé identità, tradizioni e devozione popolare, trasformandosi in un patrimonio condiviso che appartiene all’intera comunità.



