Capua – Le prime testimonianze della pittura bizantina in Campania, sono sicuramente le decorazioni ad affresco della basilica di Sant’Angelo in Formis, presso Capua. La Chiesa, edificata tra il 1072 e il 1087 per volere dell’Abate del monastero di Montecassino, Desiderio, sorge sui resti di un tempio romano attribuito a Diana Tifatina.
In seguito, i frati benedettini la dedicarono a San Michele arcangelo ed in essa, specialmente nella zona absidale, commissionarono alcuni affreschi che rappresentano il Cristo in Maestà, circondato da angeli. Se non fosse per l’assenza delle decorazioni color oro, tutti i dipinti degli episodi biblici, potrebbero essere classificati stilisticamente come stile bizantino puro.
Nella controfacciata è raffigurato il Giudizio Universale, nella scena tratta dal Libro dell’ Apocalisse, come monito per i credenti a non commettere peccati. Questo potente messaggio iconografico è rafforzato dalle anime dannate che sono dipinte alla sinistra del Cristo, mentre gli vengono inflitte atroci sofferenze da parte dei diavoli.Nella cornice ovale, poi, in prossimità dell’ abside superiore, quasi a riflettere la scena principale, vi sono quattro angeli che suonano le trombe del Giudizio, attorniati da altri che li affiancano e sotto di loro, come per una sorta di gerarchia evangelica, i santi e le anime dannate in cerca della salvezza divina.
L’intero ciclo d’affreschi della basilica, è uno dei maggiori esempi di pittura bizantina in Italia Meridionale, sia per tecnica che per la rigorosa suddivisione dei personaggi in registri sovrapposti. Altri elementi caratterizzanti sono sicuramente quelli che emergono dalla bidimensionalità dei personaggi rappresentati, tipica nella pittura antecedente a Giotto e nella simmetria ripetitiva, specialmente nelle posture delle figure.
Tutta la pittura medievale è quasi totalmente priva di profondità ed è facilmente identificabile per il largo uso delle decorazioni color oro, in modo particolare quelle delle pale d’altare. Nella basilica di Sant’Angelo in Formis, nonostante queste ultime siano assenti, il linguaggio rappresentativo rientra perfettamente nei canoni della pittura che si diffuse in Occidente dopo l‘Editto di Costantino.
Per quanto riguarda l’impianto architettonico, la chiesa è costituita da un’ unica navata con un portico a cinque archi ad ogiva, di cui uno più grande ed alto al centro, sorretti da quattro colonne in marmo diverso, con capitelli di ordine corinzio. Con molta probabilità alcuni degli elementi marmorei derivano dal tempio pagano preesistente, indicato anche nella famosa Tabula Peutingeriana, la carta che indicava tutte le vie dell’impero romano. Risale, invece, al XII secolo la ricostruzione del porticato antistante l’ingresso principale, sul quale furono realizzati altri affreschi in epoca successiva. La basilica benedettina, oltre ad essere classificata come sito di eccezionale interesse architettonico e pittorico, è considerata anche un luogo di straordinaria bellezza paesaggistica, per la sua posizione geografica che comprende da una parte la rigogliosa pianura attraversata dal fiume Volturno e dall’altra i monti Tifatini.


