Le maggiori testimonianze di arte cristiana si trovano a Roma e da questa città, presero il nome di catacombe. Infatti, durante le invasioni barbariche, i romani credenti per non far profanare i dormitori dei santi, accecarono i pozzi e i cunicoli d’entrata, facendo perdere per sempre la memoria di questi luoghi.
Solo nel Medioevo, i pellegrini in cerca di luoghi santi da venerare, rinvennero il primo sepolcro Romano di San Sebastiano, detto catacumbas, dal greco l’avvallamento. Da allora ogni sepoltura sotterranea fu chiamata catacomba, diventando sinonimo di luogo triste, tenebroso e nascosto.
Ma in principio nulla avevano di nascosto, di segreto o di misterioso. Poiché la legge romana vietava di seppellire i morti all’interno del perimetro delle città, le tombe si allungavano fuori dalle porte, ai lati delle strade consolari. E lungo queste strade, anche i cristiani posero i loro cimiteri: non misteriosamente ma palesemente, scavando nel tufo per i defunti che in vita avevano creduto in Cristo. Questi spazi, venivano donati da matrone romane.
Sulla via Salaria Nuova, ci sono il cimitero di Santa Priscilla, quello di Santa Felicita e dei Giordani. Sulla via Appia si raggruppano le catacombe di San Callisto, di San Sebastiano e di Pretestato. Sull’ Ardeatina si trovano le catacombe di Domitilla, mentre sulla Salaria Vecchia il cimitero di Sant’Ermete. È emerso da alcuni studi archeologici che nella sola Roma del periodo che va dal 150 al 400 d.C. furono scavati dalle 500 alle 750.000 tombe. Sempre per restare in tema di elencazione di catacombe, vanno ricordati i cimiteri sotterranei di San Gennaro a Napoli e San Giovanni a Siracusa.
L’ex Jugoslavia conserva una catacomba a Nish e anche Malta ne possiede una molto importante. Ve ne sono, poi, anche n Africa settentrionale, come quella di Agrumeto che conserva importanti cicli di mosaici funerari.
Testimonianze dell’ arte funeraria, sono presenti anche in Spagna, nelle catacombe di Centelles, ma forse la più antica testimonianza di arte Cristiana primitiva si trova in Grecia, a Milos, una delle isole Cicladi del mare Egeo.
Nei pressi dell’antica capitale dell’isola, poco fuori le mura, si trova il complesso catacombale di Tripitì che significa bucata, detta così a causa dei cunicoli che rendono la zona identificabile attraverso grossi fori ad arco. Queste sono le rare testimonianze di catacombe di tutta la Grecia, che però hanno le stesse caratteristiche mineralogiche di quelle di Roma.
La catacomba dell’isola è formata da tre corridori e da un talamo mortorio. Lungo le pareti, anche nel pavimento, sono ricavati i loculi e non mancano gli arcosoli. Nel corridoio più largo, delle coste in pietra li dividono e conservano ancora alcune epigrafi.
Le 1000 sepolture contenute, risalenti al secondo secolo, fanno parte di una struttura costruita in base alla regola di sfruttare in profondità lo spazio a disposizione. Come già detto, nulla di segreto di misterioso o di costruttivamente complicato.
Nelle necropoli sotterranee, secondo l’uso ebraico, i corpi venivano disposti in tombe affiancate. Le cose cambiarono però, anche strutturalmente, in quelle costruite dopo il 64 d.C. in seguito alle persecuzioni di Nerone ed in modo particolare dopo Traiano, quando i cristiani subirono l’illegale persecuzione perpetrata in base ad una legge dell’impero, che vietava le assemblee in cui si professavano riti cristiani.
E fu proprio in questi luoghi stretti che accoglievano i loculi, che si ebbero le prime vere rappresentazioni di pittura cristiana primitiva, realizzata ad affresco e tempera. Diversamente da quelli pompeiani, quelli realizzati nelle catacombe in generale, erano stesi con un solo strato di intonaco composto da pozzolana e calce, poiché le pareti tufacee non avrebbero potuto amalgamarsi con più strati.
E da notare, però, che nelle catacombe di Domitilla, di Pretestato e di Ermete, un doppio intonaco accoglie gli affreschi realizzati sullo strato esterno fatto di pozzolana e polvere di marmo. Sull’intonaco, il pittore disegnava le figure del soggetto e forse ne accennava anche la colorazione, attraverso poche linee e rapidi tocchi, dando forma a simboli e immagini.
L’Impressionismo di molti secoli dopo, ha rivelato molte analogie con la pittura compendiaria, per l’estemporaneità delle composizioni e per i corposi strati di colore stesi senza disegno preparatorio. La pittura cristiana primitiva, quindi, fu il punto di partenza di quel grande processo di trasformazione che si ebbe nelle arti figurative e che attraverso i secoli, raggiunse la perfezione assoluta con il Rinascimento.


