L’Apoteosi dei Medici è l’ opera che forse meglio rappresenta la grandezza dell’ omonima e potente famiglia fiorentina, una delle più importanti e ricche signorie del Rinascimento. Il dipinto, oggi a Galleria degli Uffizi, fu commissionato a Luca Giordano nel 1682 e completato dall’artista napoletano nel 1685.
L’ opera è un olio su tela ed è considerata un capolavoro del periodo tardo barocco. Essa rappresenta l’ ascesa in paradiso dei membri della famiglia Medici, capeggiati da Cosimo III, circondato da angeli e da figure allegoriche che simboleggiano la saggezza e le virtù degli uomini. Il suo straordinario impianto pittorico è costituito da colori vivaci e da un chiaroscuro che rende spettacolare la tridimensionalità delle figure.
Essa doveva far parte di un ciclo pittorico destinato originariamente alla quadreria di Palazzo Medici. L’ abilità di Luca Giordano (Napoli, 1634 – ivi 1705) era già nota negli ambienti artistici italiani ed europei, specialmente alla corte di Spagna, per le sue influenze con la pittura del Ribera. Nei suoi dipinti, sono evidenti anche forti contaminazioni con il naturalismo di Caravaggio; un connubio perfetto tra dinamismo e drammaticità che egli seppe coniugare attraverso un’ abilità tecnica comune a pochi artisti suoi contemporanei.
Alcuni storici dell’ arte, attraverso l’analisi del dipinto, hanno notato che uno degli angeli raffigurato al fianco di Cosimo de’ Medici, sarebbe il pittore stesso e sua moglie, la giovane donna che simboleggia la saggezza. Luca Giordano nei suoi soggiorni fiorentini, realizzò altre importanti opere come: “L’ Allegoria della pace tra Firenze e Fiesole”, dipinta nel 1682 per decorare la soffitta della bellissima Sala della Guardia di Palazzo Pitti, gli affreschi della Galleria degli Specchi della Biblioteca Riccardiana e la “Trasfigurazione di Cristo”, del 1685, oggi esposta anch’ essa agli Uffizi. Anche quest’ ultima, commissionatagli dal granduca Cosimo III de’ Medici, rappresenta l’ episodio narrato dai Vangeli di Matteo (17, 1-8), Marco (9,2-8) e Luca (9,-28-36) in cui Cristo è sul monte Tabor, in Galilea, con i discepoli Giovanni, Giacomo e Pietro.
Sicuramente la stagione fiorentina trascorsa alla corte dei Medici, fu uno dei momenti più alti per l’ artista partenopeo, che interpretò al meglio la pittura tardo barocca, nonostante il clima dell’ epoca fosse concentrato sui grandi capolavori che altri grandi pittori, come il romano Pietro da Cortona, avevano lasciato in eredità alla città medicea. Questi, infatti, realizzò nel 1637 nelle sale della Stufa di Palazzo Pitti, un ciclo d’affreschi raffiguranti le quattro età dell’uomo, ispirate ad Ovidio.
A Firenze, in quegli anni, avevano realizzato una molteplicità di opere, anche pittori meno conosciuti, ma di altrettanta maestria, come Giovanni Domenico Ferretti, Antonio Puglieschi, Tommaso Redi e Rinaldo Botti, questi ultimi attivi in tutta la Toscana.




