Muséion, il volume di Ermenegildo Cocco che riscopre il valore del sapere

Muséion, il volume di Ermenegildo Cocco che riscopre il valore del sapere

Museion il volume di Ermenegildo Cocco che riscopre il valore del sapere

Campania – In questo prezioso volume, Ermenegildo Cocco ripercorre attraverso la musica, la filosofia, la letteratura e la storia, quel percorso di antropologia culturale, ormai quasi del tutto smarrito dall’uomo moderno.  Un lavoro di grande valore intellettuale, che pone all’attenzione di quanti apprezzino l’importanza della ricerca storiografica, le grandi opere che tanto generosamente ci hanno lasciato i nostri illustri avi. 

L’Autore, attraverso una precisa trattazione dei vari argomenti, evidenzia l’importanza di quelle doti umane venerate ed evocate fin dall’antica Grecia dalle Muse, protettrici ed ispiratrici della cultura e delle arti, virtù indispensabili per superare le difficoltà dell’individuo, disorientato e sopraffatto dai modelli della nuova dimensione esistenziale, creata dai social e dalle multinazionali che sempre di più invadono la nostra vita. Ermenegildo Cocco è nato a Napoli nel 1968, è professore ordinario di Filosofia e Storia nei Licei di Stato.

 Laureato in Filosofia con lode nel 1994, ha collaborato con la cattedra di Storia del Cristianesimo all’Università degli Studi di Napoli, “L’Orientale”. Ha pubblicato inoltre: “Hypomnemata” dello scrittore cristiano antico Egesippo. Attualmente oltre all’insegnamento, si occupa di Storia dell’Ottocento e di Storia della Musica. Il libro, che raccoglie un insieme di articoli pubblicati in diversi anni su giornali on line, è strutturato in tre parti: la prima è dedicata alla musica, la seconda alla filosofia e alla letteratura, mentre la terza si concentra sulla storia.Il messaggio fondamentale dell’Autore è che solo la cultura può elevare l’uomo, salvandolo dal materialismo e dalla tirannia delle mode. 

Ciò lo si apprende anche dal titolo (Muséion), solo alla scuola delle muse l’uomo potrà attingere l’ἄριστον, ossia una condizione di vita ottimale o virtuosa. Nella parte storico-musicale sono presentati compositori come Bach, Beethoven, Schubert, Berlioz, Bruckner (di cui l’anno scorso si è celebrato il bicentenario della nascita), Rachmaninov, Mahler e i poco noti Hans Pfitzner, Julius Bittner e Wilhelm Kienzl, ma nell’economia generale del libro viene attribuito un ruolo di primo piano solo a Bruckner, il genio che il direttore Gianandrea Gavazzeni a ragione ritenne non solo un gigante della musica, ma anche un “maestro di vita […] in sommo grado ammirevole ed esemplare”, un uomo che avrebbe potuto essere considerato un πανάριστος nel senso platonico e cristiano insieme o anche, metaforicamente parlando, un sacerdote delle Muse, in particolare di Euterpe.

Gli articoli su Bruckner, specialmente i primi tre, dedicati a riflessioni sulla sua musica sinfonica, possono costituire un primo approccio a questo compositore, a torto per diversi anni trascurato o comunque non adeguatamente compreso, in particolare in Italia. Eppure da diversi decenni è stato considerato a pieno titolo come il Quarto B fra i grandi compositori (i primi tre sono Bach, Beethoven e Brahms). Già nell’introduzione, infatti, sulle sinfonie bruckneriane si legge: “sono impreziosite da una luce spirituale e mistica. In esse il dolore viene prima ricoperto dal manto del dramma, poi incoronato dalla solennità, infine trasfigurato dalla fede in Dio, inteso come il Bene assoluto”. Gli altri articoli sulla sua musica si concentrano sulle sinfonie Terza, Quinta, Sesta, Settima, Ottava e Nona. Al riguardo mi piace riportare anche alcune considerazioni dell’autore su uno degli Adagi più belli di Bruckner, quello della Sesta sinfonia, una composizione purtroppo poco nota rispetto alla Settima: “Colmo di dolore e solennità da evocare talora una marcia funebre, questo movimento si conclude con una serenità venata di una nobile malinconia. (…) Tale brano (…) a volte dà l’impressione di essere stato scritto in origine per organo, tanto da far pensare a Bach o César Franck. Questa musica costituisce una delle migliori riflessioni sull’esistenza umana ed è degna di essere paragonata, per la sua cogitatio vanitatum, a una delle migliori opere di Platone, Seneca, Marco Aurelio, s.Agostino e Qoelet.”

Altrettanto interessanti, poi, sono gli articoli dedicati per es. alla cultura filosofica di Mahler (pochi certamente sanno della sua predilezione per Goethe, Kant, Schopenhauer e Nietzsche) e alla ricezione della filosofia schopenhaueriana da parte di Pfitzner, mentre quelli su Julius Bittner e Wilhelm Kienzl risultano quasi indispensabili per i melomani italiani, giacché su di loro non è stato pubblicato pressoché nulla nella nostra lingua.

 Nella parte filosofica spiccano dei brevi contributi dedicati a vari pensatori, vissuti anche in epoche molto lontane fra loro, basti   pensare per es. ad Empedocle, a Democrito, a Schopenhauer e a Louis Lavelle (un filosofo spiritualista francese da riscoprire), mentre in quella letteraria sono apprezzabili in particolare due articoli dedicati a Pirandello e al suo Enrico IV (i cui monologhi sembrano quasi “una musica per la meditazione”). Ardito ma appropriato il confronto proposto fra il nostro drammaturgo e Bruckner, contraddistinti da “la stessa visione tragica dell’esistenza, in quanto per entrambi la vita è sempre determinata dalla lotta, tanto che diversi capolavori pirandelliani (…) per la loro profondità e ricchezza dal punto di vista musicale potrebbero essere illustrati o accompagnati degnamente anche dalle sinfonie bruckneriane”. Un articolo è stato dedicato anche ad alcune riflessioni sulla lettura dei Classici, in particolare a quelli di filosofia. A questo riguardo l’autore ha giustamente scritto: “Un Classico è un testo che nutre e corrobora lo spirito ed è ben diverso da certi libri la cui lettura lascia nell’animo la convinzione di aver perso del tempo o essere stati ingannati”.

 La sezione dedicata alla storia comprende articoli su grandi figure come Federico il Grande (il Re filosofo che fu pure condottiero, scrittore e compositore), il pittore e scrittore Lorenzo Viani (che scelse come soggetti della sua arte soprattutto i poveri, gli esclusi e i reietti) e il regista e attore Vittorio De Sica (impareggiabile nel suo Umberto D), anche se non mancano personaggi certamente da esecrare, come i dittatori protagonisti dell’ultimo conflitto mondiale, che, al contrario dei sommi artisti e filosofi pocanzi citati, fino a ottant’anni fa hanno avuto un impatto molto negativo sulla vita di milioni di uomini. A prescindere dal rapporto, più o meno intenso, di dittatori come Hitler, Mussolini e Stalin con la musica (stranamente il primo dei tre fu il più entusiasta estimatore di Bruckner), un articolo dedicato alle cause della rottura dell’amicizia di Nietzsche con Wagner risulta ancora più interessante. A tale riguardo l’autore nell’Introduzione ha osservato: “La storia, del resto, non è solo opera dei politici e dei sovrani, ma anche di artisti, letterati e filosofi geniali, quantunque spesso vissuti nell’ombra e talora nella povertà”.

Del resto, per quanto riguarda i politici o i capi di Stato che nel bene o nel male hanno fatto la storia, certamente molto saggia mi sembra da parte dell’autore la scelta di far introdurre un articolo sul presidente tedesco von Hindenburg (che nominò Hitler cancelliere) da una citazione di Michele Federico Sciacca sull’intrinseca inferiorità della politica rispetto alle arti e alla filosofia: “La politica, male necessario, è intrinsecamente  attività di uomini inferiori, anche se li chiamano «geni»: il particolare, l’empirico, il contingente strumentalizza i princìpi e i valori e perciò essa non è mai attività creativa o rivelatrice dell’universalità e del valore, come la poesia, l’arte, la filosofia. Chi ha il gusto del vero, del bello e del buono non fa il politico”. Tutti gli articoli del libro sono per lo più corredati da ampie bibliografie e da un congruo numero di note, al fine di consentire al lettore di compiere in piena autonomia ulteriori approfondimenti.  

Una frase dell’autore tratta dall’Introduzione, infine, potrebbe valere a mo’ di epilogo per questa recensione: “In definitiva l’umanità dovrebbe lasciarsi ispirare e guidare dai maggiori poeti, artisti e filosofi di tutte le epoche, senza tralasciare gli esempi e le lezioni della storia”;  ma la musica potrebbe superare tutte le arti e la filosofia perché i “sommi musicisti” sono “quei geni in grado di trasformare le parole (poesia), i concetti (filosofia), le immagini (pittura) e i monumenti (scultura) in armonie sonore o sinfonie (συμφωνίαι) capaci di toccare i cuori degli uomini”. ERMENEGILDO COCCO, Muséion, Luciano, Napoli 2020, pp. 301, euro 30,00. 

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