Pensioni, il riscatto della laurea perde peso: cosa cambia davvero e chi rischia di lavorare più a lungo

Pensioni, il riscatto della laurea perde peso: cosa cambia davvero e chi rischia di lavorare più a lungo

Inps Riscatto Laurea Pensione

Il riscatto della laurea, da anni considerato uno degli strumenti più utili per anticipare l’uscita dal lavoro, sta per cambiare volto. Con le nuove regole inserite nella Manovra economica, il meccanismo che trasforma gli anni di studio universitario in contributi pensionistici non avrà più lo stesso effetto sul pensionamento anticipato.

La modifica non sarà immediata, ma scatterà gradualmente a partire dal 2031, incidendo soprattutto sulle nuove generazioni di lavoratori.

Meno “peso” per andare in pensione prima

Il principio alla base del riscatto della laurea resta invariato: chi ha conseguito un titolo universitario può versare contributi per coprire gli anni di studio e aumentare così la propria anzianità contributiva. Tuttavia, con le nuove norme, una parte di questi contributi non sarà più conteggiata ai fini del raggiungimento della pensione anticipata.

In altre parole, anche se il riscatto continuerà a incidere sull’importo dell’assegno pensionistico, non servirà più completamente per accorciare i tempi di uscita dal lavoro.

Il calendario delle penalizzazioni

Il ridimensionamento sarà progressivo:

                •             nel 2031 non verranno considerati 6 mesi di contributi riscattati;

                •             nel 2032 l’esclusione salirà a 12 mesi;

                •             nel 2033 a 18 mesi;

                •             nel 2034 a 24 mesi;

                •             dal 2035 in poi, fino a 30 mesi (due anni e mezzo) di riscatto laurea non saranno validi per anticipare la pensione.

L’obiettivo dichiarato è quello di contenere la spesa pensionistica e ridurre il ricorso alla pensione anticipata, considerata sempre meno sostenibile in un Paese che invecchia rapidamente. Il riscatto della laurea, negli ultimi anni, è stato utilizzato da molti lavoratori come scorciatoia per raggiungere prima il requisito contributivo minimo.

Con le nuove regole, invece, il sistema premia maggiormente i contributi effettivamente versati lavorando, limitando il vantaggio derivante dai periodi riscattati.

Cosa devono sapere i lavoratori

Chi ha già riscattato la laurea o sta pensando di farlo non vedrà annullato l’investimento, ma dovrà rivedere le proprie aspettative sull’anticipo della pensione. Il riscatto continuerà a:

                •             incrementare il montante contributivo;

                •             aumentare l’importo della pensione futura.

Ma non garantirà più automaticamente un’uscita anticipata come in passato.

Una riforma che divide

La misura ha già acceso il dibattito politico e sindacale. Da un lato c’è chi parla di intervento necessario per la tenuta dei conti pubblici, dall’altro chi teme un’ulteriore penalizzazione per chi ha investito tempo e denaro nella formazione universitaria.

Il testo è ancora in fase di approvazione definitiva e non si escludono aggiustamenti. Ma il segnale è chiaro: il riscatto della laurea non sarà più la scorciatoia verso la pensione che molti avevano immaginato

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