Una delle più importanti pagine di Storia Cristiana, è sicuramente il mistero della “Vera Croce”. Un argomento questo, a cui la tradizione artistica sin dall’alto Medioevo si è sempre rivolta con un particolare atteggiamento formale, frutto dell’ancora persistente oscurantismo, scaturito dal timore dell’uomo verso i misteri del sacro. La leggenda della Vera Croce, ciclo d’affreschi realizzato in più momenti da Piero della Francesca, che adorna il coro della chiesa di San Francesco ad Arezzo ed iniziato nel 1452, costituisce uno dei più memorabili cicli della nostra pittura. A quell’impresa, l’artista si dedicò con qualche interruzione fino al 1459, realizzando gli episodi narrati dal vangelo apocrifo di Nicodemo: la storia del legno d’ulivo della Croce, dal tempo di Adamo, fino alla guerra contro i Persiani.
Piero della Francesca scelse quegli episodi che più si adattavano ad uno spiegamento spettacolare di forme e ad un’equilibrata rispondenza delle varie composizioni. Inutile cercare sulla parete di destra o su quella di sinistra del coro di Arezzo, l’atto della crocifissione; per Piero della Francesca, come momento drammatico, fu solo un presupposto come precedente logico ideale, degli avvenimenti narrati. La passione di Cristo è scontata, ma quello che più accende la fantasia del pittore ed a prima vista meno importante del dramma, è la storia dell’origine della Croce. La Leggenda aurea del 1200, narra che l’albero della croce nacque da un seme deposto da Seth nella bocca di Adamo al momento della morte del progenitore e Piero della Francesca trascrive in alto sulla parete di destra, la scena della morte di Adamo, sintetizzando nell’armonia dei volumi e dei colori l’avvenimento, impregnato da quei nuovi caratteri della pittura dell’Umanesimo. Sempre sulla parete di destra, nel riquadro sottostante, il pittore traccia il secondo momento della “sua” leggenda. L’albero cresciuto dal seme di Adamo è diventato un ponte e su di esso, La Regina di Saba che va a visitare Salomone, viene estasiata da un messaggio divino inginocchiandosi in adorazione.
Entrata nella reggia di Salomone, confida al re la sua impressione di aver ricevuto un avvertimento divino. La qualità di questi affreschi consiste nei colori e nel ritmo monumentale delle forme sviluppate in un gioco solenne di volumi e di spazi vuoti. Entro l’ampio respiro delle composizioni, poi, possiamo isolare ed esaminare di volta in volta i singoli riquadri, per esplorare da vicino i segreti stilistici di Piero della Francesca.
La parte più suggestiva del ciclo di affreschi della Chiesa di san Francesco, tuttavia, è quella della prova della vera croce, ambientata in una piazza rinascimentale da cui si dipanano i vicoli. La Leggenda vuole che l’unico che fosse a conoscenza del luogo dove era sepolta la Croce, dopo la morte di Cristo, fosse un ebreo e questi solo dopo molte torture descritte nel riquadro dell’affresco, rivela l’ubicazione del luogo santo, ma qui, alla presenza di Sant’Elena, sono rinvenute tre croci: quella di Cristo e ovviamente quelle dei ladroni.
La santa, allora, identifica la vera croce provandone l’effetto miracoloso sul cadavere di un giovane che resuscita. La scena di forte impatto emotivo, vede Sant’Elena e le sue dame che assistono alla miracolosa resurrezione del giovane miracolato dalla vera croce di Cristo.
L’impianto pittorico dell’episodio, è costituito dalla luce intensa del mattino che accende i bagliori azzurri e turchini, con toni d’arancio e bianco che creano i piani e le dolci convessità dei colli montuosi sullo sfondo. Il pittore fissa in uno spazio preciso i volumi dei corpi, mentre la vera croce si protende in avanti in un efficacissimo scorcio prospettico.
Trecento anni dopo il ritrovamento della croce da parte di Sant’Elena, il re persiano Cosroe la sottrae a Gerusalemme e adorna con essa un trono, ma l’imperatore Cristiano d’Oriente Eraclio dichiara guerra all’infedele e sconfitto l’esercito persiano guidato dal figlio di Cosroe, fa decapitare quest’ultimo.
Questa scena appare sul riquadro più in basso della parete sinistra del coro, infine dice la Leggenda, Eraclio vincitore riporta La croce a Gerusalemme in pompa magna, ma stranamente le porte della città rimangono serrate dinnanzi al corteo, quasi a simboleggiare un ammonimento Divino. Eraclio dovrà compiere in umiltà il tragitto e riportare la croce nella città santa come devoto pellegrino non come arrogante vincitore.
Questo meraviglioso ciclo d’affreschi di Piero della Francesca, rappresenta una delle più alte pagine di iconografia cristiana, sia per l’impianto narrativo del racconto per immagini, sia per la maestria e l’abilità tecnica, con le quali l’Artista di Borgo San Sepolcro le realizzò.


