AVERSA – In un’epoca in cui la tecnica sembra rivendicare un’egemonia assoluta sul pensiero, il Seminario Vescovile di Aversa ha riaffermato la centralità dello spirito.
Nella giornata del 23 aprile 2026, l’istituzione normanna — che da tre secoli si erge a baluardo della formazione intellettuale e teologica — ha ospitato il simposio “Sapienza umana e intelligenza artificiale: nuove frontiere per la formazione integrale della persona”. L’incontro, incardinato nel programma della Settimana Vocazionale, ha trasformato la Sala Guitmondo in un’agorà di altissimo profilo accademico, gremita da oltre cento partecipanti.
L’apertura del Rettore, il Sac. Can. Sebastiano Sequino, ha subito orientato la riflessione verso la salvaguardia dell’«onore propriamente umano», in un’epoca in cui l’impronta digitale rischia di opacizzare quella dell’anima. Ad accogliere la platea è stato un momento di rara suggestione: un “benvenuti a casa” visivo che, attraverso la proiezione di un video istituzionale, si è rivelato un autentico boomerang emotivo, capace di restituire il calore di un’appartenenza che trascende il tempo.
Il dibattito ha beneficiato della rigorosa analisi del Prof. Francesco Caputo, Ordinario di Ingegneria presso l’Università della Campania “L. Vanvitelli”. Con la precisione che appartiene alle scienze esatte, Caputo ha spiegato come l’intelligenza artificiale non debba essere temuta, bensì abitata con una consapevolezza critica che ne sappia governare le potenzialità senza subirne i limiti. La macchina, istruita dall’uomo, non possiede autonomia ontologica: la comprensione del fenomeno resta un atto integralmente umano.
Dalle radici della teologia morale è giunto il monito del Prof. Andrea Pizzichini, docente presso l’Accademia Alfonsiana e officiale della Santa Sede. Egli ha decostruito l’immagine dell’IA quale “oracolo contemporaneo”, esortando a un rapporto dialogante che distingua il calcolo algoritmico dal mistero della sapienza. Nel nuovo ambiente dell’infosfera, Pizzichini ha individuato un imperativo educativo impellente: preservare la misura umana contro l’automatizzazione dell’esistere.
L’evento, moderato da Emanuele Caiazzo, ha visto una straordinaria partecipazione corale, arricchita dalla presenza della Pastorale Giovanile Universitaria e di numerose associazioni del territorio. Il dibattito è culminato in un confronto fecondo con interventi del Prof. Salvatore Gerbino, di Marisa Matacena e della Dott.ssa Rachele Arena. Quest’ultima ha illustrato un progetto di “On Life” della Biblioteca di Economia della Vanvitelli, teso a coniugare la vita dei libri con la dinamicità dei social media. La sintesi finale è magistrale: l’intelligenza artificiale resta un mezzo, ma è la sapienza umana a rimanere l’unico fine possibile.


