School day, il ritorno a scuola tra vecchi problemi e nuove prospettive

School day, il ritorno a scuola tra vecchi problemi e nuove prospettive

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Campania – Con l’inizio del nuovo anno scolastico, migliaia di studenti in tutta Italia, si preparano ad affrontare insieme a docenti ed a tutto il personale, i problemi atavici che affliggono ormai da anni il panorama dell’istruzione nel nostro Paese.  In primis, quelli legati all’edilizia scolastica e alla messa in sicurezza degli edifici, spesso “ricavati” da costruzioni datate e non a norma.

Infatti, secondo un dossier di Legambiente, nella sola regione Campania, otto edifici scolastici su dieci, sono privi di certificato di collaudo e ben nove su dieci, mancano di agibilità.

Nella nostra regione, quindi, il problema assume dimensioni preoccupanti, specialmente nelle città densamente popolate. Non è raro, infatti, sentire dai vari telegiornali, notizie di crolli di calcinacci o peggio di solai di edifici fatiscenti che ogni tanto vengono giù. Questi dati, purtroppo, rientrano in quella grande percentuale (circa il 67%) di casi, in cui non si è riusciti ad effettuare indagini statiche sui solai.  Non parliamo, poi, di quelli situati in zona sismica, poiché nessuno di questi risulta progettato o adeguato alle normative vigenti in materia.. 

Nell’era delle grandi trasformazioni che hanno interessato la scuola, non è accettabile che si assista ancora oggi a situazioni di reale pericolo per l’incolumità di studenti e del personale scolastico. Una sfida quotidiana con cui i dirigenti scolastici si confrontano; a partire dalla mancanza di aule, (molto spesso quelle  esistenti ospitano un numero di studenti ben superiore alle proprie capacità) e  l’assenza di palestre e attrezzature che rendono la didattica non competitiva con quella degli altri paesi europei. Anche con la destinazione alle scuole dei fondi Europei, cosiddetti PNRR, la situazione specialmente nelle aree del Sud Italia, non è cambiata.

Questi contributi, consistenti in diversi milioni di euro, stranamente non possono essere per statuto, destinati all’edilizia scolastica, che nel caso delle scuole primarie è di competenza dei Comuni e per quelle superiori delle Province.  La mancanza di edifici concepiti e progettati con finalità scolastica, purtroppo è un dato oggettivo.  In Campania, per fare esempi concreti, al di là di quei pochi costruiti per essere scuole, molti istituti si sono visti costretti nel corso degli anni,  a ricavare classi e a destinare alunni e personale in edifici privati oppure con altre destinazioni d’uso, con tutto ciò che questo comporta e ovviamente con un aggravio di spesa notevole per lo Stato e per i contribuenti.  Una scuola veramente riformata, dunque, dovrebbe partire proprio dall’edilizia; questo sicuramente renderebbe la volontà di cambiamento, realmente applicabile e non solo una dichiarazioni d’intenti.

Aule più ampie, palestre, laboratori, biblioteche, assenza di barriere architettoniche, mense scolastiche e spazi verdi, sicuramente posizionerebbero la scuola italiana ad un livello competitivo nella dimensione dell’istruzione europea. Si parla tanto di “tempo pieno”, di “piani estate” e di scuole aperte in maniera permanente sul territorio, senza però considerare la reale impossibilità di queste nel raggiungimento degli obiettivi, a causa della carenza strutturale. 

Infatti, affinchè si raggiungano gli obiettivi d’inclusione e di formazione prefissati, occorre creare degli ambienti di studio e di lavoro idonei; luoghi in cui l’allievo ed il docente si sentano come prima cosa sicuri,   e poi, adeguatamente supportati da strutture ed attrezzature moderne che rendano l’insegnamento al passo con i tempi.  Questo favorirebbe anche una didattica sperimentale, poiché, non dimentichiamo mai, che è proprio da questa che nascono spesso dei talenti.  I cambiamenti demografici di questi ultimi anni, poi, con l’integrazione di alunni stranieri hanno fatto  aumentare notevolmente la domanda d’istruzione e non solo quella offerta dalla scuola dell’obbligo.

In paesi come la Francia, la Germania e la Spagna, con la trasformazione di una società sempre più multi etnica, anche le scuole si sono adeguate. In previsione dei prossimi anni, in cui ci saranno sempre più richieste d’iscrizione anche alle scuole superiori, gli istituti dovranno garantire oltre alla normale offerta formativa, la possibilità agli alunni di restare a scuola anche di pomeriggio.

Per completare questo processo di cambiamento, la scuola italiana dovrebbe ripartire dall’architettura, poiché senza un piano progettuale nazionale serio per l’edilizia scolastica,  essa non valorizzerà mai il proprio patrimonio di risorse culturali. Sempre secondo i dati diffusi da Legambiente, in collaborazione con Ecosistema Scuola, fino al 2022 nessuna scuola in Campania era in possesso di una certificazione energetica di classe A.  Il 51% di queste, necessita ancora oggi di interventi di manutenzione e riqualificazione urgenti e solo il 23% di queste, possiedono impianti sportivi e sono aperte in orario extrascolastico. In assenza di interventi rapidi e mirati, il problema dell’edilizia scolastica rischia di diventare una delle altre emergenze che da anni affliggono la Campania.

Anche se alcune Amministrazioni hanno dimostrato la volontà di voler seguire la strada di un’architettura moderna e bio sostenibile, la perenne mancanza di risorse ne ha sempre impedito l’attuazione e questa, resta una delle più grandi sfide che dovrà affrontare la classe politica nei prossimi anni.

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