Aversa – Al Teatro L.ar.te.s. di Aversa, la compagnia Lumen ha presentato Teste vuote, nelle serate del 17, 19 e 26 ottobre, offrendo non un mero spettacolo, ma un’indagine meticolosa sulla contemporaneità, sui meccanismi sottili del potere e dell’indifferenza. L’opera solleva una domanda che vibra nel silenzio della platea: bisognerebbe accontentarsi del come, del quando e del perché?
Sul palcoscenico, il linguaggio scenico si fa metafora. L’efficienza imposta dal fast, l’impacchettatura del “formaggio senza formaggio”, la totale sottomissione alle leggi televisive: il signor Denaro, invisibile ma onnipresente, detta norme cui è impossibile sottrarsi. I personaggi tentano la ribellione, ma per aspirare all’eccellenza devono piegarsi, uniformarsi, diventare ambasciatori dell’inutile. Come afferma con limpida intensità Domenico Nobis: “fare teatro significa creare uno spazio di ristoro, un momento in cui la testa diventa vuota, ma proprio in quella vacuità può emergere il pensiero critico”.
La verità, nel suo furore, si fa concreta e dolorosa. Antonio Grassia ci ricorda: “la bestia più grande da combattere è l’indifferenza; non potevamo esimerci dal raccontare anche le tragedie più crude, come ciò che avviene in Palestina.” Il teatro diventa allora lente acuminata: le risate mascherano riflessione, l’odio viene addomesticato per comodità sociale, e solo la coscienza dello spettatore può rifiutare la quiete passiva.
Con Nobis e Grassia, Sabrina Salzano, anche lei regista e interprete, conferisce allo spettacolo un rigore poetico e drammaturgico raro: ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio è calibrato, incisivo, capace di incidere nella coscienza dello spettatore. Teste vuote non è intrattenimento, è un monito: invita a guardare, pensare e resistere alle leggi del denaro e della superficialità. Un teatro che scuote, provoca e, soprattutto, rivendica la dignità della verità.



