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Casaluce – In una nota inviata alla nostra redazione, il gruppo Uniti per Cambiare ha dichiarato: “Esiste, per fortuna, una irreversibile forma di giustizia, che non conosce differimento o appello: LA MORTE.

Essa, più o meno inaspettatamente, bussa alla nostra porta ed entra, sebbene ospite non gradito.

Ebbene, nessuno post mortem, mi risulta sia stato mai ricordato per la patologia che lo ha visto trapassare, perché sarebbe come sdoganare il principio per cui chi gode di maggiori meriti è destinato ad una morte naturale, o è immune da malattie e proiettato verso una lunga e gioiosa esistenza.

Piuttosto, la grandezza ed i meriti di un uomo non si misurano da questo e la sua memoria è tanto più indelebile quanto più operoso ed onesto è stato l’agire del defunto in questione.

Tuttavia, prima di arrivare alla dipartita, che tutti ci unisce, spesso la vita ci sottopone ad alcune sfide: il destino sceglie casualmente, o forse predilige chi può trarre da tale esperienza un motivo di forza ed essere esempio per il prossimo.

Talvolta, questi eventi si vivono indirettamente perché ad esserne colpiti è magari un prossimo congiunto: una zia, uno zio ed allora si implora il miracolo, si corre in trasferta nei maggiori centri specializzati del nord Italia.

In quei frenetici frangenti, neanche il più vile spettatore oserebbe fare allusioni all’organo in questione, ridicolizzando il malcapitato!!!

Ma la miseria umana è infinita quanto la misericordia divina e, chi imbocca quella strada, si avvia per un percorso scivoloso che conduce al baratro e all’oblìo della coscienza. Rialzarsi?

Ripercorrere la strada al contrario?

Piuttosto arduo, perché tanto richiederebbe una sottile intelligenza, capace di operare un sano coming out.

Ovviamente, mi è difficile riconoscere tali doti negli interlocutori di turno che, maldestramente, provano a giocare con le parole, mostrando la grazie e la destrezza di un elefante che cammina sui cristalli.

La satira è cosa seria, raffinato esercizio mentale, nobile impegno di illustri personaggi che la letteratura latina ha strappato al logorìo del tempo, regalando ad essi l’immortalità.

Ebbene, per citare – stavolta consentitemelo senza sarcasmo – qualcuno più vicino a voi che a me: il gioco di parole?

NUN È PE VUI!!!

Astenetevi da questo indecoroso ping pong, risparmiateci i vostri più infimi commenti, cercate di recuperare sul piano della coerenza e della dignità perché se un paese intero ride (non sorride) di voi è perché questi stessi commenti, oggi indirizzati ad un esponente politico, venivano specularmente rivolti, da uno di voi, non molto tempo fa, all’altro schieramento, a qualcuno -ahimé- che non certo per demerito si ritrova una cera tendente al verde sottobosco.

Lì, purtroppo, non c’entra la rabbia, ma solo madre natura così poco benevola verso alcuni suoi figli!”