Posted on

Primo Piano – Cosi Sergio Passariello: “Agli imprenditori ciprioti,

Abbiamo assistito con stupore e amarezza all’esito del voto che il Parlamento di Cipro ha riservato al CETA, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada che nel vostro Paese ha fallito il processo di ratifica.

Pur rispettando le scelte della maggioranza dei vostri parlamentari, e mantenendo intatta la stima e l’amicizia che ci lega al vostro Paese, riteniamo doveroso invitare tutti voi a una riflessione più approfondita sulle motivazioni che hanno portato a questo esito, e sulle sue conseguenze per tutte le imprese, cipriote ed europee.

Secondo i dati recuperati dal nostro Think Tank, a Cipro sono 40 le attuali aziende che commerciano con il Canada: il valore delle esportazioni cipriote in Canada è di ben 41 milioni di euro e 12 milioni di euro è il valore delle importazioni di Cipro dal Canada. Una bilancia commerciale molto favorevole per Cipro, che senza il CETA potrebbe rischiare di saltare.

Desideriamo inoltre evidenziare il paradosso che ha spinto alcune forze politiche a non ratificare il CETA dopo averlo approvato in sede europea, basandosi su una falsa propaganda che purtroppo è diffusa anche in Italia, e che coinvolge la tutela dei prodotti agricoli dei nostri Paesi. Ricordiamo che in assenza questo accordo anche il prestigioso formaggio cipriota “halloumi” non sarà protetto: senza gli obblighi imposti dal CETA, i canadesi potranno produrre questo formaggio utilizzando nel packaging anche i simboli e le bandiere cipriote. E lo stesso avverrebbe per i prodotti italiani ed europei.

Un altro aspetto fondamentale da mettere in evidenza è che il CETA non tratta solo di agroalimentare, bensì un’ampia gamma di interessi: gli appalti pubblici, la tutela di marchi e brevetti, le libere professioni, solo per fare alcuni esempi.

Con questa lettera aperta intendiamo dunque invitare ora le forze imprenditoriali e politiche cipriote che hanno ben inteso le opportunità del CETA, ma anche l’intera Europa, a mobilitarsi per salvare l’accordo commerciale sottoscritto con il Canada. Un accordo, approvato nel 2017, che ha già prodotto grandi risultati in termini di esportazioni per i paesi europei, rafforzando gli interessi dei produttori.

Secondo il nostro punto di vista, pur di salvare questo trattato, se necessario, potrebbe essere considerata la possibilità di escludere dall’accordo la parte riferita al settore agroalimentare, o per lo meno gli aspetti di essa considerati maggiormente critici dagli oppositori del CETA.

Soprattutto in un periodo complicato come questo, dove le aziende hanno fame di rilancio non possiamo permetterci di far saltare un accordo di libero scambio così approfondito e articolato per l’ostracismo diffuso da una parte di operatori di un solo comparto economico. Spiace per i tanti agricoltori che hanno compreso i vantaggi del CETA, ma se non riescono a incidere sui loro colleghi e sulla politica dei pregiudizi, tanto vale valutare la sospensione dell’accordo nella parte relativa all’agroalimentare e salvaguardare tutte le opportunità create per il manifatturiero e numerosi altri settori che vantano eccellenze del Made in Italy da valorizzare nel Nord America e in tutto il mondo.

Un saluto e un abbraccio a tutti voi, nella speranza di trovarvi al nostro fianco per continuare a crescere insieme cogliendo al volo le migliori opportunità che il mondo ci offre”.