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La vita di Raffaele Mutalipassi è stata davvero ostile, così come il titolo del suo libro, nasce a Perdifumo in provincia di Salerno nel 1951. Subito dopo la sua famiglia si sposta a Salerno. Nel 1954 si ritrova a Valmontone (RM) da dove nel 1962 si trasferisce a Roma. Qui trascorre una adolescenza travagliata. Dopo aver abbandonato la scuola dell’obbligo, solo a diciotto anni consegue la licenza media. A venti si diploma geometra da privatista. A venticinque lavora come operaio in una filatura di Prato. Nel 1979 si laurea ingegnere. Nel 1981 effettua la sua prima missione di lavoro in Somalia. Dopodiché accumula quasi quaranta anni di esperienza nella gestione, coordinamento  e valutazione di programmi e progetti di cooperazione internazionale finanziati soprattutto dall’Unione Europea. Dal 2018 è pensionato, residente in Bolivia, paese dove è nata la sua unica figlia.


Il libro “La vita ostile” è un autobiografia, genere letterario che il critico francese Philippe Lejeune definì «il racconto retrospettivo in prosa che un individuo reale fa della propria esistenza, quando mette l’accento sulla sua vita individuale, in particolare sulla storia della propria personalità».
È quello che fa l’autore, che a un certo punto della sua esistenza decide, attraverso il suo libro, di rievocare le fasi vissute e che sono state per lui particolarmente importanti.
Le vicissitudini del protagonista che da un piccolissimo paese del Cilento giunge a Roma con la propria famiglia nel pieno del boom economico degli anni sessanta e che da lì parte per una grande avventura che lo porterà a lavorare come ingegnere in molti paesi in via di sviluppo.

Sulla soglia dei settanta anni Raffaele ci porta con sé in un lungo viaggio a ritroso attraverso la rigorosa cronaca della propria esistenza. L’infanzia, i sogni di gioventù, la spensieratezza ed il disagio giovanile, la disillusione, la disperazione, la paura, il coraggio dell’incoscienza, la libertà, la fuga continua, la solitudine, il distacco della vecchiaia ed infine l’immenso dolore per la perdita del fratello minore. L’amore struggente per l’Italia e l’odio viscerale per gli italiani. Un viaggio che rappresenta lo specchio di una generazione unica che a poco a poco sta scomparendo. La generazione artefice della più grande rivoluzione giovanile della storia dell’umanità con tutti gli stravolgimenti politici, culturali e sociali che ne sono conseguiti che è cresciuta con la televisione e che è stata protagonista anche della globalizzazione e dell’era digitale.

Racconta, attraverso le pagine del libro, di una vita vissuta senza un attimo di tregua, dalla sua nascita, fino ai giorni nostri, passando dal suo girovagare, in giro per il mondo, per lavoro.
Ma non quel modo ricco e scintillante, ma quello povero, ma in perenne crescita economica, che lui ha contribuito con il suo lavoro a far sviluppare.  Un libro che fa riflettere sulla fragilità umana, sul senso della vita, sul rapporto con i propri cari, con gli amici incontrati lungo il sentiero della vita, sulla solitudine della vecchiaia.  Davvero un bel libro, che vi consiglio di leggere.