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Napoli – Giunge ai titoli di coda l’esperienza di quest’anno di Francesco Giordano, che con la didattica a distanza ha portato avanti il laboratorio di produzioni audiovisive dell’Orientale, riuscendo a riproporre anche a distanza la formula dell’incontro-lezione con professionisti del comparto cinematografico, con alcuni dei quali gli studenti realizzeranno un corto sui giorni della pandemia

Il cinema è arte, ma l’arte del cinema è il montaggio”. Così proferiva il regista Stanley Kubrick.Delle tecniche e degli stili di montaggio se n’è discusso nell’ultima lezione seminario del Laboratorio di Produzioni Audiovisive Teatrali e Cinematografiche dell’Università Orientale, diretto dal docente, regista, filmmaker e direttore dell’associazione culturale Ved Francesco Giordano. Un incontro, l’ultimo in programma per il ciclo di quest’anno, dall’impronta pratica e operativa, realizzato in collegamento su piattaforma web dalla sala montaggio di Giovanni Scirocco della Breeze Enterteinment, dronista, montatore e produttore. Presenti all’incontro Silvestro Marino della Sly Production, che dirige, e proprietario del multisala Duel Village di Caserta e il regista, sceneggiatore, docente e fondatore dell’associazione Baruffa Film Maurizio Giordano.  Sono stati toccati i passaggi fondamentali e trasmesse le nozioni tecniche e stilistiche. Alla base, ha suggerito Francesco Giordano: “si deve aver chiaro cosa si vuole raccontare”.

Per ricostruire, scena dopo scena, la storia del film così come era stata concepita in fase di sceneggiatura, il montatore dovrà ordinare e scegliere tra le diverse riprese della stessa inquadratura quella più efficace, per poi unire i segmenti scelti tra loro. Ma unire tra loro due inquadrature (raccordo) è qualcosa di più che una semplice operazione tecnica, e l’associazione di due immagini può produrre un senso diverso da quello che ognuna di esse ha presa in sé.

Risulta così necessario il lavoro di squadra, fatto di dialogo costante tra regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, perché realizzare un buon prodotto audiovisivo non è mai merito di una sola persona. Ecco che quindi il montatore potrà suggerire al regista come montare una sequenza, presentargli diverse opzioni, ma sarà il regista a dare l’ultima parola decidendo di seguire gli schemi classici, preferendo così un montaggio lineare, o di romperli. Come ha analizzato Maurizio Giordano: “si può suggerire un qualcosa che accade come la pioggia, facendo sentire una semplice goccia, quello che fa ad esempio il regista russo Ejzenštejn o far vedere la pioggia che cade attraverso un linguaggio visivo più manifesto e narrativo come quello di Griffith. Si determinerà così la scelta tra un tipo di montaggio più emotivo, sperimentale, intellettuale, che attiva più parti della mente dello spettatore e più stati emozionali e uno più connotativo”. Imprescindibile nella costruzione dell’opera la colonna sonora e i suoni in generale che non si possono scindere dall’opera stessa e determineranno l’atmosfera drammatica, grottesca o comica. Ci deve essere dunque una coerenza, suggeriscono i professionisti presenti all’incontro, tra scelta delle immagini, dei tagli, dei suoni e l’effetto che si vuole generare nello spettatore. Il tipo di montaggio dipenderà anche da “quanto” si vuole mostrare o lasciare invece solo immaginare. Naturalmente anche il montaggio, come ogni forma d’arte, è influenzato dal periodo storico relativo e quindi il passaggio dal montaggio analogico a quello digitale ha apportato notevoli modifiche tecniche e di risultato. Come ha sottolineato Francesco Giordano: “si è lavorato molto sul singolo frame nel corso del tempo, oggi i mezzi sono molto avanzati ma la grammatica risponde sempre ai canoni base”. E tra i nuovi mezzi a disposizione rientra il drone, che come ha ironicamente suggerito il giornalista presente all’incontro Renato Aiello: “può rappresentare un ottimo strumento in tempo di distanziamento sociale”.

Sono moltissimi i campi dell’attività umana, dal monitoraggio ambientale a quello  industriale, dalle riprese per spot pubblicitari a quelle cinematografiche, alle video-ispezioni di vario genere in cui questo strumento è sempre più presente. C’è chi ipotizza che nel giro di 3-5 anni possano diventare come gli smartphone, ovvero dispositivi personali da usare nella vita di tutti i giorni. E sempre di più questt tecnologia sta conquistando gli spazi interni per le riprese video. All’interno del seminario, nella fase conclusiva dell’incontro si è ragionato sui limiti e le possibilità offerte da questo mezzo che sta rivoluzionando il modo stesso di fare cinema e che offre vantaggi consistenti quali la stabilità delle riprese e l’economicita’ di risorse speseve di tempo. Alla discussione teorica è seguita una dimostrazione pratica di pilotaggio di un drone con Giovanni Scirocco tra gli ambienti interni nella location dell’incontro-lezione. Nell’ assunto che ogni momento di crisi è esso stesso foriero di possibilità inesplorate si può, infine, racchiudere il senso del laboratorio diretto da Francesco Giordano, quest’anno in modalità e-learning in seguito all’emergenza Covid. Un’esperienza certamente complessa e ricca di incognite, ma che ha dimostrato, grazie alla passione del docente, all’impegno degli studenti, alla disponibilità di tutti gli ospiti intervenuti come è possibile creare forte empatia, scambio e relazioni anche attraverso uno schermo di un pc e come anche dal negativo possano sempre aprirsi orizzonti nuovi e inattesi. E si sa, le cose impreviste a volte portano con sé un forte carico di magia e di potenzialità. Un’esperienza, risultata intensa e interessante anche per gli studenti coinvolti, che lezione dopo lezione, hanno mostrato sempre più coinvolgimento e partecipazione e voglia di cimentarsi in stage ed esperienze pratiche nel settore.