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Editoriale – In questo  editoriale sul coronavirus ho voluto  raccontato la pandemia  a Napoli: “No, se me lo avessero detto tempo fa non ci avrei creduto minimamente. Strade vuote, deserte.

Un po’ come noi ora. Tutto dalla sera alla mattina. Uno, due, tre, cento, mille a più non posso. Più esci e più corre, più cammini e più ti supera, più vuoi fare il libero e più ti incatena. Come qualcosa che ti stringe alla gola facendo finta di essere una febbre ed una semplice tosse. E riempie gli ospedali e svuota le città. Popola i camion di bare che non si contano, di morti che sono solo un numero, di gente che muore sola quando, invece, l’ultimo desiderio vorrebbe respirarlo davanti ai propri figli.

Stai a casa e non uscire. Stai a casa e stammi a sentire. Grida dai balconi, non puoi fare altro. Suona, balla, canta ma senza uscire. Riponi nella virtualità di una videochiamata la voglia di un bacio. Metti nella lontananza di una telefonata tutto il carico di ciò che fino ad ora, per egoismo ed orgoglio, non hai avuto il coraggio di dire.

Quanto vale un abbraccio? E non lo so. Che ci resta? E non lo so.

Avevamo tanto e non ce ne siamo accorti. Ed anche un niente ora sembra il nostro tutto. C’è chi ancora ci crede, fino all’ultimo respiro. Chi, senza conoscerti fa di tutto per salvarti la vita.

Ci sentiamo disorientati, impauriti, soli. Pare che quei fatti brutti che sentiamo e che accadono agli altri ora stiano venendo proprio nelle nostre vite. C’è chi accende la televisione, chi la spegne per timore. C’è chi corre al supermercato e chi si chiude in casa. C’è paura. E’ tutto chiuso. Tutto vuoto.

Di chi è la colpa?

Non lo so.

So, però, ne sono certo, che questo grande vuoto dentro le città è lo stesso che ognuno ha dentro di noi, nel proprio cuore, ora.

E questo stesso vuoto deve insegnarci che l’altro, quello che ci sta accanto, è roba nostra.

Sono finite le strette di mano,

i baci, le birre nei locali affollati, i contatti ravvicinati, la voglia di uscire spensierati, di parlare nell’orecchio dell’amico, di vedere qualcuno e stringerlo a se senza paura.

E pure la Messa è finita. Ed ora andate in pace e non vi preoccupate. Che comunque, poi, alla fine, andrà tutto bene.”